Al Pala De Andrè il musical dedicato ai “papa boys” e a tutti i giovani

Da una parte i ‘Papa boys’, dodici come gli Apostoli che, in tempi di quote rose si dividono tra uomini e donne di diverse nazionalità, uniti nel nome di Giovanni Paolo II. Dall’altra i farisei, giovani un po’ bulli e un po’ sbandati, che hanno perso, o forse non hanno mai trovato, la fede e la speranza. Saranno loro i protagonisti del “Wojtyla Generation Love Rock Musical”, in scena mercoledì 4 dicembre al Pala De Andrè di Ravenna.
Lo spettacolo, dopo la presentazione in Polonia nel 2009, arriva sui palchi dei teatri italiani a pochi mesi dalla Canonizzazione di Papa Giovanni Paolo II, con alcuni tra i nomi più prestigiosi del teatro musicale italiano: Stefania Fratepietro, Brunella Platania, Enrico D’Amore e Roberto Cresca.
Ce lo racconta Raffaele Avallone, autore, compositore e regista dello spettacolo.

Uno spettacolo dedicato a Papa Wojtyla. Il tema è insolito per un musical, com’è nata l’idea?

Il titolo può tratte un inganno ma quello che presentiamo è uno spettacolo musicale sui ‘Papa boys’ e non sulla figura del Papa. Quello che vogliamo portare in scena è il messaggio che Giovanni Paolo II ha trasmesso ai ragazzi e quello che ha rappresentato per il mondo giovanile, in particolare per la generazione che si è formata sotto il suo pontificato. Ancora oggi le giornate delle gioventù coinvolgono milioni di ragazzi.

 

Chi sono i Papa Boys e i farisei e come vengono rappresentati?

Sono due gruppi di giovani che rappresentano due facce della stessa realtà, portatori di valori contrapposti e per questo destinati ad incontrarsi e scontrarsi. Se i primi durante il loro cammino di fede si sono stretti intorno alla figura di Giovanni Paolo II i secondi sono invece un pò bulli, talvolta violenti e intolleranti, che hanno fatto dell’apparire sull’essere la loro ragione di vita. Come i papa boys però non sono santi ma ragazzi normali con i loro difetti e tentazioni anche i farisei non sono demoni.

Questa dicotomia tra bene e male come si risolve nello spettacolo?

È una storia simile a quella di San Paolo, il più grande teorico dopo Gesù. Secondo la tradizione biblica prima fu un persecutore degli apostoli poi si convertì al cristianesimo quando, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della città, fu improvvisamente avvolto da una luce fortissima e udì la voce del Signore. Il nostro Paolo, alla guida dei farisei, farà la stessa cosa il giorno della morte di Giovanni paolo II e si convertirà.

 

Qual è la lezione di papa Wojtyla?

Giovanni Paolo II ha insegnato ad essere tolleranti e a porsi verso il prossimo in maniera positiva senza essere bigotti. È stato un prete forte che ha trasmesso ai giovani il suo modo di essere ‘uscite fuori dalle chiese, andate in mezzo alla gente e diventate voi stessi portatori di fede’. 

 

E’ uno spettacolo rivolto a tutti?

Assolutamente sì, non è uno spettacolo religioso. Quella che ho voluto raccontare è l’anima dei giovani. Nel musical si parla di intolleranza, razzismo, amore, temi che interessano tutti al di dà della religione e che vengono infatti trattati come questioni sociali.

Quarant’anni fa “Jesus Christ Superstar”, ora “Wojtyla superstar”?

No, sono due spettacoli molto diversi. In “Wojtyla Generation Love Rock Musical” il Papa non è in scena, non è interpretato da nessun attore ma la sua figura ‘aleggia’ attraverso immagini proiettate e audio. Sono i ragazzi i protagonisti.

 

Vale.Vio