La denuncia al Tavolo del welfare

 

Le cooperative sociali denunciano il welfare “in nero”,  che in Romagna sarebbe costituito dalle “case famiglia senza controlli alle badanti improvvisate, dagli asili camuffati ai volontari che si fanno pagare”: è quanto emerge  dal Tavolo del welfare convocato dall’Alleanza delle cooperative dell’area Romagna, che si è tenuto ieri, 19 giugno, alla presenza del direttore di Ausl Romagna, Andrea Des Dorides, del presidente dell’ANCI dell’Emilia-Romagna Daniele Manca, del Giudice del Tribunale di Ravenna Roberto Riverso e del Segretario di CISL Romagna Antonio Cinosi.

 

 

“Badanti senza la minima qualifica ma con partita IVA, baby-parking che si credono asili, centri estivi non autorizzati, case-famiglia per anziani senza nessun controllo, associazioni di volontariato solo di nome: l’elenco delle forme ‘creative’ con cui a Ravenna e in Romagna si eludono tasse, leggi e contratti di lavoro è lunghissimo – spiegano le cooperative –  Ma quello che allarma è che i servizi alla persona ‘in nero’ o ai margini della legalità risultano essere largamente tollerati all’interno degli ospedali, dei Comuni e di tutto il sistema di Welfare territoriale.

 

Sono quasi 4mila i lavoratori delle 60 cooperative sociali di Ravenna (12mila in tutta la Romagna, dove operano 270 imprese) che, in uno scenario caratterizzato da cambiamenti strutturali ed economici molto profondi vivono, di fatto, in una condizione di continua precarietà professionale dovuta alla mancanza di certezza sui ruoli, la formazione e le certificazioni necessarie per operare nel settore del welfare. Perché – si chiedono i rappresentanti delle cooperative – deve esserci differenza dal punto di vista normativo fra il muratore che lavora in nero in un cantiere, il bracciante in campagna, il cameriere nel ristorante e la badante in ospedale? E perchè nessuno interviene?”.

 

“Le cause della situazione attuale sono tante – continuano le cooperative – Difficoltà a organizzare controlli efficaci, carenza di controlli, certo, ma siamo consci che c’è in primis una difficoltà economica delle famiglie ad accedere a servizi di buona qualità, per cui in caso di necessità si fa quel che si può, finendo per rivolgersi al mondo del ‘grigio’. Una falsa convenienza che va a ledere, prima di tutto i cittadini, che pagano due volte per un servizio di livello pessimo e con molti rischi”.

 

Le soluzioni? Le cooperative sociali affermano che “Occorre mettere a punto strumenti legittimi a costi il più contenuti possibile. Ci impegniamo per questo e in alcuni casi abbiamo già avviato nuove attività che rispondono a questi requisiti. Quello che chiediamo a tutto il settore pubblico è di dare il ‘buon esempio’, superando la tolleranza che ha dimostrato in alcuni settori diversamente da altri, e aprire il confronto in maniera seria, a tutti i livelli, per costruire un welfare davvero partecipato”.