Botta e risposta tra il vicepresidente della Provicia Bessi e il capogruppo Udc Spadoni

Il vicepresidente della Provincia, Gianni Bessi ha risposto a un’interpellanza presentata dal capogruppo Udc Gianfranco Spadoni, che sollecitava la Provincia a valutare l’opportunità di procedere alla dismissione delle quote possedute in società ed altri organismi, in analogia alle decisioni assunte dalla Provincia di Rimini con delibere di recente adozione. Spadoni, tra le motivazioni alla sua interpellanza aveva inserito: la mancata attinenza di queste partecipazioni con le finalità della pubblica amministrazione, l’andamento economico spesso deficitario di queste società, la difficoltà dell’ente pubblico nello svolgere la propria funzione d’indirizzo e di controllo rispetto alle sue partecipate.

 

“Sul tema si rammenta che con due successivi atti di indirizzo nel 2012  e nel 2013,  la giunta aveva già effettuato una dettagliata ricognizione di tutti gli organismi partecipati, comprese le fondazioni e le associazioni” ha esordito Bessi. “La ricognizione effettuata ha condotto ad assumere quale indirizzo, quello di procedere all’alienazione delle quote delle società ritenute non più strategiche per le finalità dell’ente, o rientranti tra le fattispecie per le quali le normative emanate imponevano lo scioglimento o l’alienazione delle quote, stabilendo al contempo di mantenere esclusivamente le partecipazioni che non comportassero oneri finanziari a carico del bilancio della provincia, ad eccezione di quelli comunque dovuti per l’esistenza di contratti di servizio come nel caso di Ambra, pur provvedendo alla riduzione del contributo di gestione annuale, o resi obbligatori da normative speciali come nel caso degli Enti Parco. A seguito degli indirizzi assunti dalla Giunta, si è proceduto a deliberare la dismissione delle quote possedute in Aeradria e nella Società d’Area Terre di Faenza, nonché approvato lo scioglimento di AgenDa, che, in quanto società “in house” dedita ad attività esclusiva nei confronti degli enti soci, doveva essere liquidata entro il 31/12/2013, in ottemperanza alle disposizioni del d.l. 95/2012, obbligo peraltro non rispettato da molti altri enti. Per le Fondazioni l’indirizzo espresso è stato quello del mantenimento della partecipazione senza erogazione di contributi derivanti da fondi provinciali, per le Associazioni si è dato corso al recesso dalla qualità di socio nella maggior parte dei casi, mantenendo invece per alcune la partecipazione ma senza erogazione del contributo annuale. Tali decisioni hanno comportato risparmi di spesa per un importo di 630mila euro nel 2012 e di 730mila euro nel 2013, per un totale di oltre 1milione300mila euro. Nella fase attuale, considerate le incertezze sugli assetti definitivi delle Province e le prossime decisioni in sede di Conferenza Unificata sulle funzioni, la Provincia, in assenza di elementi utili a delineare il quadro complessivo e definitivo sui compiti che sarà chiamata a svolgere, manterrà le attuali partecipazioni strategiche come Romagna Acque e Sapir” ha concluso Bessi.

 

Il capogruppo Spadoni ha così replicato: “Confermo la validità degli argomenti contenuti nel mio testo oggetto, peraltro, di ripetute riflessioni e richiami da parte della Corte dei Conti, del premier Renzi e del commissario Cottarelli. La Provincia di Ravenna, molto timidamente, ha iniziato ad alienare aziende e società partecipate, ma alla fine la giunta ha compiuto azioni di facciata che non incidono sui risicati bilanci dell’ente. Capisco che uscire da Hera o da Romagna Acque sia improponibile per il fruttuoso apporto di risorse introitato dalla Provincia senza benefici diretti per i cittadini ma che dire di partecipate come Stepra, ad esempio, che ha avuto un andamento economico lungamente deficitario e che ha rischiato di viziare i bilanci e gli stati patrimoniali della Provincia distorcendo il quadro reale dei conti. Stepra doveva essere responsabilmente alienata da molti anni.  A questa situazione si aggiungono, sempre stando alle considerazioni dell’organo di controllo dello Stato, altri elementi negativi sui quali riflettere, ormai saldamente incastrati  nella struttura pubblica. È dimostrato, infatti, come la Provincia, rispetto alle sue partecipate, non riesca a svolgere la propria funzione d’indirizzo e di controllo, e di conseguenza le società esterne finiscono per agire in totale autonomia generando, in molti casi, gravi perdite di esercizio. Sull’argomento in oggetto, la Provincia di Rimini ha dato seguito a un preciso piano di dismissione delle partecipate non indispensabili in conformità a criteri ineludibili: vale a dire la sussistenza del pubblico interesse, il rapporto di stretta necessità e la definizione d’ interesse generale. La Provincia di Ravenna, invece, continua a essere bizantina anche su queste scelte.”