Francesca Santarella, consigliere comunale M5S, esprime perplessità sugli interventi di conservazione annunciati

“In che modo un intervento da ben 500 mila euro come quello approvato dal Comune con i denari di ENI per la duna potrà definirsi di ‘modesta entità’?”: è quanto sottolinea in una nota stampa Francesca Santarella, consigliere Movimento 5 Stelle del Comune di Ravenna, in seguito all’annuncio dei lavori di protezione e mantenimento della duna costiera tra Punta Marina e Marina di Ravenna, da parte dell’amministrazione comunale.

 

“Nell’articolo II.8.2 delle norme tecniche del Piano dell’Arenile del Comune di Ravenna – continua il consigliere Santarella – con cui si classificano e normano gli interventi possibili sui  ‘corpi dunosi con elementi di naturalità’ com’è quello antistante l’ex colonia di Punta Marina, leggiamo che questi corpi corrispondono alle porzioni di duna che presentano caratteristiche naturali d’interesse, sia per la presenza di vegetazione di particolare rilevanza comunitaria, che per il loro stato di conservazione, e che necessitano di interventi di modesta entità atti a migliorare la loro consistenza’. Anche senza appoggiarsi alle norme, chiunque intende che la salvaguardia di questi luoghi si possa attuare solo mediante la protezione da qualsiasi intrusione e con interventi minimi e oculatissimi.

 

Come può essere operazione lieve e modesta l’infissione di pali sul corpo dunoso per reggere i camminamenti? – chiede Santarella – E si potrà affermare che lavori di questo tipo saranno senza impatto per luoghi già fragilissimi? Aggiungiamo poi la necessità di manutenzione continua per un manufatto posto in riva al mare, l’utilizzo delle passerelle da parte del pubblico, ed avremo abbiamo, ad avviso di molti, la distruzione definitiva della duna, non la sua conservazione.

 

Com’è possibile che gli enti preposti alla tutela abbiano avallato un simile progetto? Quale motivo c’è per buttare denari ed accanirsi su questi relitti, scampati agli sbancamenti, alle speculazioni ed ora in triste attesa del fatale destino di erosione e subsidenza a cui sono stati condannati da ENI stessa con i prelievi di idrocarburi dal sottosuolo?

La duna, sottoposta a vincolo paesistico (L.R. 27/88, L.1497/39, L.1039/39, L.431/85), vincolo idrogeologico, dichiarata Sito di Importanza Comunitario (92/43/CEE) e riserva naturale (L.349/91) non era già interdetta all’acceso ed al transito, come si legge sui cartelli lungo le recinzioni poste nella parte a nord? Una manutenzione alla recinzione e controlli più frequenti non sarebbero sufficienti?

 

Nel censimento comunale del 2004 si legge che lo stato di conservazione è buono, quando per altre dune viene definito sufficiente o insufficiente; dunque, in 10 anni, a transito interdetto e a condizioni che all’occhio appaiono del tutto identiche, cos’è mutato?

Inoltre, come verrà garantita la ‘vita’ alla duna, la quale, per sua natura, è mobile ed in continua evoluzione, se verrà manomessa e stravolta in questo modo?

A che pro modificare un equilibrio naturale di secoli fatto di sabbia e di vento?

 

Un progetto a dir poco stupefacente, forse figlio, anch’esso, di una certa filosofia ‘sospesa’ portata avanti dagli Uffici comunali addetti ai lavori pubblici: ‘leggero’ ed ecosostenibile doveva essere il parcheggio in betonelle traforate di cemento al posto del cosiddetto ‘parco delle lucciole’, propedeutico alla valorizzazione culturale delle Mura storiche e perfino deumidificante è quello che si farà presso la Porta Gaza, addirittura ‘senza fondazioni’ sarà invece il parcheggio multipiano raffazzonato in fretta e furia per risolvere il problema della pedonalizzazione di piazza Kennedy e da costruirsi nella zona ad altissimo rischio archeologico della ex Robur.

Probabilmente, a dispetto dei soliti disfattisti – conclude la consigliera – anche la passerella sulla duna tutelata non sarà una lastra tombale, ma verrà appesa alle nuvole. Chiederemo lumi e dettagli quanto prima”.