Lo spettacolo è in co-produzione con il Teatro Stabile del Veneto

 

Sabato 4 ottobre alle ore 21,15, RAI 5 trasmetterà, nell’ambito della trasmissione “Teatro”, la pièce Oscura immensità, co-produzione di Accademia Perduta/Romagna Teatri e Teatro Stabile del Veneto, protagonista su tutti i palcoscenici italiani nelle ultime due Stagioni Teatrali.

Oscura immensità è uno spettacolo scritto da Massimo Carlotto, interpretato da Claudio Casadio e Giulio Scarpati per la regia di Alessandro Gassmann.

“Salutata da un grande successo sia di pubblico che di critica fin dal suo debutto (che ha avuto luogo al Teatro Goldoni di Venezia il 7 novembre 2012) – spiega Accademia Perduta – la pièce ha poi intrapreso lunghe e prestigiose tournée fino alla primavera del 2014, con numerose rappresentazioni in Romagna (Teatro Diego Fabbri di Forlì, Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Masini di Faenza, Teatro Stignani di Imola, per citare alcuni esempi) e in importanti platee metropolitane, tra cui Milano, Bologna, Napoli, Firenze, Trieste, Torino, Roma (dove è andato in scena per ben due settimane al Teatro Eliseo) e Genova, presso il Teatro della Corte dove, l’11 e 12 aprile 2014 sono state effettuate le riprese televisive di Rai 5”.

“Giustizia, vendetta, perdono, pena, questi sono i temi universali di Oscura immensità – spiega l’autore del romanzo da cui è stato tratto lo spettacolo, Massimo Carlotto –  un progetto narrativo nato come romanzo e che ora trova una sua articolazione naturale come testo teatrale. Quando venne pubblicato in Italia, il romanzo provocò, nel senso migliore del termine, un intenso e lacerante dibattito tra autore e lettori, che mi ha poi coinvolto nei paesi dove è stato tradotto: Francia, Germania, Stati Uniti…

In questa pièce, a differenza del romanzo, sono fortemente presenti i sentimenti contrastanti che ho potuto cogliere negli anni. Oscura immensità non lascia scampo. Alla fine ognuno è costretto a prendere posizione, a non eludere le domande che i due personaggi, Raffaello Beggiato e Silvano Contin, carnefice e vittima, pongono con la forza disarmante dei destini contrapposti e ineluttabili. Chi deve perdonare colui che ha commesso un delitto e che sta scontando una pena detentiva o è rinchiuso nel braccio della morte? I familiari della vittima o lo Stato? O entrambi? La ragione, la politica, la religione, la filosofia non sono ancora riuscite a dare una risposta esauriente e in grado di soddisfare coloro che hanno sofferto il danno irreparabile della perdita di un loro caro, per mano assassina, perché prevalgono sentimenti ancestrali che offuscano, accecano, trasformando l’esistenza in una oscura immensità. La nostra società è incapace di lenire il dolore di coloro che hanno subìto tale torto. La comunità in cui vivono tende a escluderli, a condannarli a un ergastolo di dolore, solitudine e livore perché la punizione del reo non è mai soddisfacente. La vendetta, la più dura e terribile, rimane come unica soluzione di razionalizzazione del lutto, di possibile via a un futuro diverso. Proprio quella vendetta che porta persone miti ad assistere all’esecuzione di un uomo e a uscire dal carcere con un sorriso stampato sulle labbra.

 

Non vi è nulla di inventato nell’Oscura immensità – continua Carlotto –  Per costruire i due personaggi ho incontrato decine di parenti di vittime, di condannati. La necessità di una realtà implacabile, che abbattesse il muro dell’ipocrisia, mi ha costretto a un viaggio nell’oscurità di dolori immensi. Solo una signora, dopo aver letto il romanzo, mi ha contattato e mi ha raccontato la sua vicenda di figlia di un uomo buono e amato, ammazzato a pugni da un giovane. Alla fine si sono incontrati, parlati e questa donna ha trovato il coraggio di perdonare e seguire questo giovane assassino nel suo reinserimento sociale. Una vicenda umana straordinaria. Una. Perché il cuore spezzato di Silvano Contin è ormai incapace di ritrovare il filo di un’esistenza fondata su valori positivi. Questa è la durissima lezione di queste storie. Raffaello Beggiato è l’altra faccia della medaglia. Reo di un delitto odioso ha diritto a una seconda possibilità? La giurisprudenza sostiene che solo lo Stato potrebbe forse dare una risposta sensata a nome della collettività ma escludendo il dolore delle vittime.

Scrivere questa pièce è stata un’avventura professionale e umana importante e coinvolgente. Mi sono ritrovato davanti alla pagina bianca con il timore di “liberare” la carica di emozioni, raccolte negli anni in giro per il mondo. Per fortuna la magia della scrittura teatrale che ti catapulta in un palco immaginario ha estratto parola dopo parola dall’oscura immensità per riuscire a raccontarla. Quando l’amico Ruggero Sintoni mi ha telefonato per trasmettermi il suo entusiasmo e la volontà di portarla in scena, ho capito che poteva realmente trasformarsi in un grande progetto. Ora che è nelle mani sapienti di Alessandro Gassmann ne ho la certezza”.