In gara sei ristoranti della provincia di Ravenna

Tosto, profumato, saporito, non untuoso, dal colore giallo vivo e senza rotture nella sfoglia quale che sia il ripieno (cappone, lonza, ricotta, cacio, uova, noce moscata, raviggiolo, parmigiano): così è il cappelletto perfetto. Lo hanno testato ieri i 130 giurati che hanno preso parte alla sesta edizione della disfida organizzata da Slow Food Ravenna e dedicata al secolare vessillo della Romagna mangereccia.

Forniti di una scheda di valutazione dettagliata, i partecipanti alla cena, ospitata dal ristorante Radicchio Rosso, sono stati chiamati a valutare l’aspetto visivo (forma, colore, chiusura, aperti o rotti), l’aspetto olfattivo (aroma, profumo) e l’aspetto gustativo (sapore, dolcezza, untuosità, speziatura, consistenza nella masticazione) dei cappelletti preparati dai sei ristoranti partecipanti, scelti quest’anno solo nella provincia di Ravenna: “Malabocca” di Bagnacavallo, “Molinetto” di Punta Marina Terme, “Passatelli 1962” di Ravenna, “Kolibrì” di Savarna, , “La Madia” di Granarolo Faentino, “Felix” di Milano Marittima. 

Gustati nel brodo come vuole la tradizione “i caplétt” sono stati raccontati ai commensali da Graziano Pozzetto, che ne ha indagato storia e origini.

“In Romagna si hanno testimonianze di cappelletti a partire dal 1811 – ha spiegato Pozzetto – anche se è plausibile che fossero presenti già 50 anni prima. A Ravenna il ripieno è tradizionalmente senza carne ma è stupido cercare un’unica ricetta, le varianti sono tante, dal cesenate di magro a quello riminese con carne di maiale, vitello e cappone. Solo verso la fine del secolo Artusi li ha codificati con la carne e del buon parmigiano. Comune a tutti è la cottura in brodo di gallina e poco manzo”. Protagonisti dei pranzi di Natale i cappelletti “devono restare nella zuppiera almeno cinque minuti così da far amalgamare gli ingredienti in un matrimonio perfetto”. Molti gli aneddoti che li riguardano: secondo Tonino Guerra i cappelletti, “materni e rassicuranti”, sono decisamente più buoni se vengono condivisi.

Ed è stato proprio Tonino Guerra ad aver realizzato il disegno sulla zuppiera in ceramica di Faenza consegnata al cappelletto maggiormente apprezzato. Dopo una succulenta sfida all’ultima sfoglia, la giuria ha decretato vincitore il ristorante Molinetto di Punta Marina Terme, che terrà in consegna la zuppiera fino alla disfida del prossimo anno.

L’anno prossimo è in programma la settima ed ultima edizione dell’evento poi i sette vincitori si confronteranno nella fase finale che decreterà il “cappelletto principe della Romagna”.

 

Valentina Viola