L’Associazione Paguro chiede l’intervento delle autorità

L’Associazione Paguro fa il punto sull’intensa attività svolta nel 2014 e lancia appelli alle autorità. Sono state, spiega il presidente Giovanni Fucci, ben 2.865 le immersioni realizzate nell’area di tutela biologica del Paguro, oltre 200 le ore di attività  volontaria dei soci ed amici per l’attività di accompagnatore subacqueo volontario.  

“Un anno intenso e che, nonostante le non ottimali condizioni meteomarine dell’estate, ha permesso una continuità di escursioni dei subacquei per oltre sei mesi (aprile-ottobre) con visibilità del sito di buon livello e nonostante una compressione delle richieste degli utenti determinata dal periodo critico della economia del paese (- 10% delle richieste di permessi)”.

 

“Il 28 settembre 1965 – prosegue Fucci – accadde l’incidente alla piattaforma Paguro ove perirono anche tre tecnici (Arturo Biagini, Pietro Peri, Bernardo Gervasoni) ed a distanza di 50 anni, nel 2015, organizzeremo varie iniziative pubbliche per ricordare quel tragico evento, ma anche l’incredibile vita che è nata sul relitto.

 

L’Associazione mette in evidenza che il 2014 “ha anche riproposto a tutti due problemi per i quali facciamo un forte appello alle autorità :

  • i ripetuti abusi che vengono commessi nell’area di tutela biologica del paguro (SIC) con l’esercizio abusivo della pesca sportiva e non. Decine di imbarcazioni vengono spesso sorprese dai nostri soci ad esercitare la pesca e spesso sappiamo di imbarcazioni che organizzano vere escursioni di pesca notturna con decine di persone. Richiediamo un forte impegno delle autorità a sanzionare pesantemente gli abusi, atteso che ora l’area è riconosciuta come « zona SIC di interesse comunitario » che dovrebbe prevedere sanzioni amministrative di migliaia di euro ed in caso di recidiva anche la confisca del natante.
  • nel 2011 avevamo presentato una petizione per l’apertura dello scivolo per piccoli natanti e gommoni già costruito e pronto a Porto Corsini da parte dell’Autorità Portuale. Siamo l’unica realtà dell’alto Adriatico (da Porto Garibaldi a Fano) che non dispone di uno scivolo pubblico per piccoli natanti. Siamo l’unica realtà che non è in grado di garantire un servizio pronto ed urgente neanche per le emergenze della Protezione Civile e Vigili del Fuoco. Facciamo appello all’Autorità Portuale, al Comune di Ravenna, alla Capitaneria di Porto affinchè procedano all’immediata apertura e fruizione della struttura già realizzata da quattro anni a Porto Corsini. Centinaia di diportisti e di subacquei sono spesso costretti ad accedere al mare in aree pericolose ed inadatte, mentre è già pronto da tempo uno scivolo che non può essere utilizzato. Le ultime notizie evidenziano che dalla prossima primavera potrebbe essere fruibile uno scivolo pubblico a Marina di Ravenna, che è certamente un passo importante, ma che non risolve il problema dell’utenza e del non utilizzo di quello presente a Porto Corsini”.