Idilio Galeotti, segretario provinciale Nidil Cgil: “la persona torni al centro dell’azione del Governo”

Crescono ancora i disoccupati in provincia di Ravenna: è questo l’allarme lanciato dalla Cgil, che spiega come i dati riportino rispetto all’anno precedente un aumento di 3.022 persone senza lavoro. “Infatti – spiega la Cgil – alla chiusura del terzo trimestre, a settembre 2014 i disoccupati nei 18 comuni della provincia di Ravenna risultano 36.068 contro i 33.046 dello stesso periodo 2013”.

 

“Se continua questo trend, a fine di questo mese avremo oltre 39.000 disoccupati con un aumento dei senza lavoro che preoccupa per la tenuta occupazionale e sociale del territorio – commenta Idilio Galeotti segretario provinciale del Nidil Cgil Ravenna -. Nel 2008 i disoccupati in provincia erano 21.498 mentre quest’anno concluderemo con oltre 39.000; in questi anni è quasi raddoppiato il numero dei disoccupati con un aumento di circa 18.000 persone senza lavoro, l’equivalente a una popolazione di una medio-grande cittadina della nostra provincia. Siamo passati da una percentuale di tasso di disoccupazione dal 4,6% del 2008 al 11,3% nel 2014. Chi soffre maggiormente sono le donne che rappresentano oltre il 58% del totale dei disoccupati e, pur avendo un livello di professionalità più alto degli uomini, faticano maggiormente a trovare anche lavori saltuari”.

 

Galeotti sottolinea che l’aumento dei disoccupati si riscontra con un calo delle assunzioni. Nel riferimento settembre 2014 le assunzioni erano state 97.608 mentre nello stesso periodo del 2013 erano state 98.576, con un calo degli avviamenti al lavoro di 968 unità: “Se a questo aggiungiamo il fatto – commenta Galeotti – che le chiamate al lavoro possono coinvolgere per più volte la stessa persona, dal momento che le assunzioni avvengono oramai per periodi brevi, si può considerare che il calo delle assunzioni sia concretamente ancora oltre i 968. Altro dato da tenere presente è che dei 97.608 avviamenti al lavoro solo 5.024 (5,7%) sono assunzioni a tempo indeterminato; gli altri 82.891 avviamenti (94,3%) rientrano nelle 46 tipologie di lavoro precario che ancora sono presenti nel mercato del lavoro: dal tempo determinato, al lavoro intermittente, a chiamata, a quello in somministrazione, ai contratti a progetto, in partecipazione, finte partite Iva, o attraverso i voucher”.

 

“Come Nidil Cgil – conclude Galeotti – stiamo seguendo anche tantissime vertenze nel cercare di recuperare salario dovuto, ma non ricevuto, nel respingere contratti con salari che si aggirano a circa 2 euro l’ora, diamo un supporto alle tante persone che vengono ricattate affinché accettino condizioni di lavoro fuori da ogni regola legale e contrattuale, con la minaccia che spesso viene posta: “se non ti va bene. Quella è la porta”. Abbiamo organizzato un sistema di informazione al lavoro tramite il nostro “Cgil Informa” che settimanalmente inviamo a circa mille persone ed è in forte crescita. Cerchiamo di tenere un rapporto con la società, con gli studenti, con i lavoratori che hanno perso il lavoro, o anche con le persone più anziane che spesso si rivolgono a noi per verificare se si trova un lavoro per i loro figli e o nipoti, e cerchiamo un confronto anche con le istituzioni dei vari Comuni della provincia come punto di riferimento nell’affrontare casi di forte problematicità, dove tante persone, non riescono a pagare le bollette e non sanno come sostenersi. Credo che oggi più che mai ci sia bisogno di lavoro, ma di un lavoro dignitoso dentro le regole contrattuali. Credo – continua Galeotti – che occorra distinguere, anche nel riconoscere sgravi e o contributi, le aziende che stanno dentro le regole e che rispettano i lavoratori, investendo nel nostro territorio e nel lavoro, dalle aziende che questo non lo fanno e credono che una corsa al ribasso dei salari e dei diritti sia la strada da percorrere. Per questo riteniamo sia irrinunciabile avere una visione del futuro nel quale la persona torni al centro dell’azione del governo e a questo ne consegue attivare nuove leggi per il lavoro. Ma non per aumentare il precariato ulteriormente, come avviene con il Jobs Act. Ma per un lavoro che attraverso 4 o 5 tipologie di assunzioni, si indirizzi verso la stabilizzazione, garantendo un lavoro sicuro e dignitoso”.