Omicidio Pia Rossini, “Sulla cintura intorno al collo la firma dell’assassino”
Notificato a Secondo Merendi, figlio dell’81enne uccisa a Cotignola, l’avviso di conclusione delle indagini
È stato notificato a Secondo Merendi, nella giornata di ieri, l’avviso di conclusione delle indagini, a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nel maggio scorso per l’omicidio di sua madre, l’81enne Pia Rossini, trovata morta nella sua casa di Cotignola il 14 aprile 2015.
Quest’oggi, in conferenza stampa, il Procuratore della Repubblica, Alessandro Mancini, ha spiegato che nei confronti di Merendi, si è potuto “acquisire un quadro probatorio estremamente solido”: per lui verrà chiesto a breve il rinvio a giudizio per omicidio pluriaggravato. Tra le aggravanti figurano anche la premeditazione e la simulazione di reato, poiché, secondo gli inquirenti, l’indagato, dopo l’omicidio, avrebbe artatamente messo in piedi la scena di una rapina, aprendo cassetti ed ante degli armadi e rovesciando la borsa della donna sul tavolo.
L’indagine, condotta in questi mesi dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lugo, insieme ai colleghi di Barbiano e del comando provinciale di Ravenna, si è avvalsa dell’audizione di 70 testimoni e di accertamenti tecnici biologici e merceologici.
L’indagato – avevano spiegato lo scorso maggio il procuratore Alessandro Mancini e il pm Stargiotti – era da tempo disoccupato e viveva grazie alle sostanze della madre – due pensioni di reversibilità dai due mariti deceduti e una somma di qualche migliaio di euro messa da parte nel corso degli anni - . Sui conti correnti della Rossini, il Merendi operava in modo totalmente libero, tanto da prosciugare le pensioni (del valore totale di 1.500 euro) non appena queste venivano accreditate, all’oscuro della donna.
Secondo gli inquirenti l’81enne comincia a maturare dei sospetti circa la condotta finanziaria del Merendi quando scopre che egli non corrispondeva, da alcuni mesi, gli alimenti dovuti a figli avuti dal secondo matrimonio. A quel punto la donna avrebbe deciso di recarsi presso gli istituti bancari dove deteneva i suoi conti correnti per sincerarsi della loro condizione economica (e non dal medico, come sostenuto dal figlio), ma in quel frangente l’assassino l’avrebbe sorpresa alle spalle togliendole per sempre la possibilità di appurare la verità su quanto stava accadendo. I soldi prelevati dal Merendi, come spiegato dagli inquirenti, sarebbero stati impiegati anche per giocare d’azzardo.
“Le nostre indagini – ha affermato Mancini – escludono che fisicamente altri, se non il Merendi, abbia potuto commettere il delitto. Tra l’altro, quel gruppo di case dove vivevano, oltre alla Rossini, altre 6 famiglie era presidiato giorno e notte poiché era abitato da molte persone in pensione da diversi anni. Mai, in 25 anni, si sono verificate violazioni di quelle abitazioni”.
Alle indagini hanno contribuito anche i RIS di Parma che hanno appurato come “la cintura stretta intorno al collo della povera Pia Rossini – ha spiegato il pm Stargiotti – sia la firma dell’omicidio. Quella cintura è stata utilizzata per quel fine dall’indagato”.
C. N.