Mostrano un feto di 11 settimane. Sono promossi da Pro Vita

Il 22 maggio 1978 veniva approvata in Italia la legge 194 – che riconosce alle donne il diritto di interrompere volontariamente la gravidanza – di cui oggi ricorrono quindi i 40 anni.

Nonostante i dati ufficiali riportati dal Ministero della Salute ci dicano che il numero degli aborti sia in calo (Nel 2016 sono state 84.926 le interruzioni volontarie di gravidanza, un numero più che dimezzato rispetto alle 234.801 contate nel 1982, anno in cui si è registrato il più alto numero di aborti) e che il numero dei medici obiettori sia del 70%, le associazioni pro life italiane, anche in questa occasione, hanno ritenuto opportuno realizzare una campagna su tutto il territorio nazionale contro l’interruzione di gravidanza.

La campagna è attiva anche sul nostro territorio: “Le Associazioni Pro Life ravennati aderiscono alla campagna di sensibilizzazione di Pro Vita in occasione del 40° anniversario della legge 194 – hanno spiegato l’Associazione culturale San Michele Arcangelo, i Movimenti per la Vita di Ravenna e di Lugo, il Centro di Aiuto alla Vita di Ravenna, il Comitato “Difendiamo i nostri figli” di Ravenna -. Un camion vela con l’immagine di un feto di 11 settimane,  i cui organi vitali - cervello, fegato, reni, intestino e polmoni - sono già completamente formati,  ma che, per le disposizioni della legge 194, può  essere ancora ‘legalmente eliminato’, circolerà per le strade di Ravenna, Cervia, Milano Marittima, Imola, Alfonsine, Russi e Lugo nella settimana dal 21 al 26 maggio”.

Alla campagna ha risposto, fra gli altri, Sinistra Italiana Ravenna, che in una nota stampa scrive: “A pochi giorni dal quarantesimo anniversario della legge 194 con cui l’Italia ha legalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza, continua la campagna choc contro l’aborto e tocca anche la nostra città. Oggi infatti affissi nelle nostre strade troviamo i manifesti di Prolife, giustamente rimossi in altre città. La comunicazione è violenta, specie nei confronti di una donna che sta vivendo un momento così critico, in un paese poi che come sappiamo fa dell‘interruzione di gravidanza un percorso a ostacoli per le donne, a causa della mancanza di medici non obiettori. Un mondo alla rovescia: dopo quarant’anni stiamo ancora a discutere del diritto delle donne di scegliere e del diritto alla salute, anzi che garantire il rispetto pieno della legge anche attraverso all’assunzione di quote garantite di medici non obiettori. Chiediamo che il Comune si attivi per garantire la rimozione immediata dalle plance pubbliche di questi manifesti”.