Medico (foto di repertorio)

Le forze politiche e le associazioni della città contro la campagna antiabortista

Non si ferma la levata di scudi a Ravenna, come in altre città d’Italia, contro la campagna antiabortista nazionale delle associazioni pro life. Fra le voci che si sono sollevate in questi giorni anche quella del PD, dell’UDI, di Ravenna in Comune e della Casa delle Donne.

 

“Il 22 maggio 1978 fu promulgata la legge 194 – Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza – spiega la federazione provinciale del Partito Democratico – . In questi giorni è partita anche sul nostro territorio un’offensiva sconsiderata e inaccettabile contro questa legge da parte del movimento pro vita.

E’ bene ricordare che la legge non ha introdotto la pratica dell’aborto ma ha tolto dalla clandestinità e dall’illegalità l’interruzione volontaria della gravidanza, grazie alla capacità delle donne di imporre all’agenda politica un drammatico vissuto femminile fino ad allora relegato nel privato ed esposto da un lato al rischio di morte, dall’altro alla galera.

La legge fu fortemente voluta dalle donne di gran parte del movimento femminista, dell’Udi, dei partiti di sinistra, dei sindacati e delle associazioni e tante altre seppero mettersi insieme, dopo mediazioni non facili, e vinsero. Le strutture sanitarie pubbliche dovevano garantire gratuitamente l’interruzione volontaria di gravidanza e i consultori dovevano assicurarne la prevenzione attraverso una efficace educazione sessuale e sanitaria. La legge recepì queste istanze, ma consentì l’obiezione di coscienza anche se circoscritta al solo personale, la struttura era tenuta in ogni modo ad assicurare gli interventi.

Tutte le rilevazioni statistiche effettuate dal 1978 ad oggi dimostrano che: in questi 40 anni il calo delle interruzioni volontarie di gravidanza in Italia è stato ed è in continua e progressiva diminuzione; attualmente il tasso di abortività del nostro Paese è fra i più bassi tra quelli dei paesi occidentali; l’aborto volontario non è mai stato un mezzo di controllo delle nascite.

Se si va a rileggere il testo della 194, si scopre che il vero problema della legge, a quarant’anni dalla sua introduzione, è soprattutto la sua mancata applicazione.

Il nodo è quello dell’obiezione di coscienza di medici e infermieri. Secondo l’ultimo rapporto del ministero della Salute, con dati del 2016, i ginecologi obiettori nelle strutture in cui si praticano interruzioni di gravidanza sono oltre il 70%. In molte regioni il diritto garantito dalla 194 è di fatto negato. Ci sono strutture dove l’obiezione è totale e altre ridotte a catena di montaggio dell’aborto, con singoli operatori che arrivano a praticarne 400 all’anno.

Nel 2016 il Consiglio d’Europa, su ricorso della Cgil, ha richiamato l’Italia sia per le difficoltà di applicazione della legge sia per la ‘discriminazione’ nei confronti del personale sanitario non obiettore. L’anno dopo ha fatto lo stesso il comitato dei diritti umani dell’Onu, sottolineando come questi ostacoli portino a un aumento degli aborti clandestini. Con i suoi rischi e le sue tragedie.

Quarant’anni dopo, le donne incontrano ancora molti ostacoli e il loro diritto a scegliere è tutt’altro che garantito.

L’accesso a pratiche di IVG meno invasive, come la pillola del giorno dopo, l’assistenza sanitaria in tutte le strutture sanitarie pubbliche o accreditate, per non scaricare le scelte degli obiettori sulle donne e sui medici non obiettori, il rilancio dei consultori familiari, l’accesso a metodi contraccettivi semplici, senza effetti collaterali, meno costosi e reversibili, l’educazione alle relazioni e alla sessualità nelle scuole  sono elementi fondamentali per ridurre il numero di gravidanze indesiderate e il ricorso all’IVG. Solo così potremo esercitare il diritto alla procreazione responsabile. Il Partito Democratico sarà dalla parte delle donne e dei diritti.”

 

“La Legge sull’aborto è stata approvata il 22 maggio di 40 anni fa – spiega l’UDI -. Da 40 anni lottiamo per farla applicare e difendere. La legge 194 ha segnato un passo fondamentale nell’esistenza femminile con il riconoscimento dell’ AUTODETERMINAZIONE della donna, come diritto a decidere liberamente del proprio corpo nella sessualità e nella procreazione.

La Legge 194 è diventata negli anni cuore e simbolo di un attacco generalizzato ai diritti delle donne. Ancora oggi ci troviamo a fronteggiare gli attacchi del movimento Pro vita, a cui si aggiungono i fascisti di  Forza Nuova con una accresciuta violenza verbale, fisica e politica. A tutte le Istituzioni responsabili della sua applicazione, chiediamo di garantire i diritti delle donne del nostro paese, senza arretramenti. Per parte nostra denunceremo ogni tentativo di riportarci indietro e di restringere la nostra liberà.La Legge 194 è già fortemente compromessa dall’abnorme e ingiustificabile obiezione di coscienza e si vorrebbe ulteriormente stravolgerla attraverso il tentativo di dissuadere la donna che chiede l’interruzione di gravidanza, con l’unico risultato di rimettere l’aborto sul mercato clandestino con gravi rischi per la salute e la vita delle donne. Vogliamo che le donne possano scegliere tra i diversi metodi abortivi e che sia possibile la somministrazione della RU486 fino alla nona settimana, come in tutt’Europa, anche nei Consultori pubblici adeguatamente potenziati, dove la contraccezione ordinaria e di emergenza sia accessibile, gratuita, senza obiezioni fasulle. Basta con l’ideologia familista/maschilista che rivuole la donna o in casa a fare figli o nel lavoro senza maternità.

Pretendiamo, come vera prevenzione dell’aborto, contraccezione libera e gratuita, seri sostegni alla maternità, nel lavoro, nei servizi, nelle relazioni familiari e, alla base di tutto, una vera cittadinanza delle donne in una società non sessista nè misogina. Vogliamo essere libere di decidere del nostro corpo e della nostra vita”.

“A pochi giorni dal quarantesimo anniversario della legge 194, che regola l’interruzione volontaria di gravidanza, sono stati affissi nella nostra città i manifesti della campagna Provita che nelle scorse settimane, in altre città, sono stati prontamente rimossi – spiega la Casa delle Donne di Ravenna -. Si tratta di immagini che mirano a colpevolizzare le donne che hanno subito, o scelto, la fine di una gravidanza per i motivi più diversi. Colpire le donne che vivono un momento così difficile e doloroso della loro vita, è subdolo e ipocrita.

L’obiettivo di questa campagna di comunicazione oscurantista e violenta non è affatto la difesa della vita ma è la criminalizzazione delle donne per sottrarre loro potere e controllo sulla riproduzione e trasformarle in strumento procreativo. Con la legge 194 le donne hanno aperto la strada ad una cultura differente della sessualità e della maternità ed hanno affermato che la prima e l’ultima parola sul proprio corpo spetta solo a loro.

In questi 40 anni la legge 194 non ha mai smesso di essere attaccata ed è stata progressivamente svuotata dal crescente numero di obiettori di coscienza, che ha raggiunto una

media nazionale del 70% con punte del 90% in alcune regioni, con la limitata e quasi nulla somministrazione della RU486, con lo smantellamento dei consultori pubblici. L’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza è diventato oggi

un percorso a ostacoli, umiliante e faticoso, talvolta impossibile, nei termini di legge e con le tutele dell’assistenza sanitaria pubblica.

Siamo e saremo sempre libere di scegliere perché le nostre vite e i nostri corpi valgono. Nei prossimi giorni sono previste grandi mobilitazioni in molte città per affermare, ancora una volta, il diritto di ogni donna all’autodeterminazione e alla libertà di scelta poiché, come scrivono in una lettera associazioni, intellettuali ed esponenti della politica alle donne in Parlamento “l’amore delle donne per la vita lo testimoniano secoli di storia”. Chiediamo pertanto che il Comune si attivi per garantire la rimozione immediata dei manifesti lesivi della dignità e dei diritti delle donne e invitiamo tutte e tutti a venire con noi a Bologna sabato 26 maggio al Corteo! Molto più di 194! Con ritrovo alle ore 16 da Piazza del Nettuno”.

 

Ravenna in Comune ha, infine, chiesto – in un question time – la rimozione immediata dalle plance pubbliche di questi manifesti e la condanna all’intera campagna comunicativa di Prolife, schierandosi a difesa della 194.