La dichiarazione di Ancarani (Forza Italia) e Tardi del Movimento CiVico CambieRÀ

Dichiarazione critica sulla situazione del pronto soccorso ravennate 

Riportiamo di seguito il comunicato stampa inviatoci da Alberto Ancarani di Forza Italia e Samantha Tardi del Movimento CiVico CambieRÀ a proposito della critica situazione del pronto soccorso che sta creando sempre più preoccupazioni nei cittadini e nei loro “portavoce”. 

Così, dopo la segnalazione di aperta critica a proposito della situazione “al collasso” del pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna avanzata giovedì 10 gennaio da Articolo Uno, a tornare sull’argomento sono un’esponente del Gruppo Consiliare Movimento CiVico CambieRÀ: Samantha Tardi e un esponente di Forza Italia, Alberto Ancarani.

Le rimostranze sindacali lamentanti le criticità 

I due cominciano la loro dichiarazione dopo essere venuti a conoscenza delle rimostranze sindacali del comparto sanitario, lamentanti le criticità presenti nel nostro ospedale ravennate.

A portare avanti le lamentele questa volta sono Nursind e Uil Fpl che denunciano l’inadeguatezza e la carenza di personale del pronto soccorso ravennate che non riesce ad affrontare efficientemente l’incremento di accessi giornalieri del PS che in questo periodo dell’anno si fa davvero sostanzioso (solo negli ultimi 3 giorni le dimissioni sono state 670). 

Le conseguenze sono quindi un sovraffollamento del pronto soccorso, con un aumento dei tempi di attesa che sta sollevando molti malconenti, nonchè un aumento quasi vertiginoso dello stress per il personale, troppo poco per una mole di lavoro troppo grande. 

Tutti questi fattori rendono il pronto soccorso anche menno “sicuro” in quanto gli operatori sono più soggetti a compiere errori in quanto sovraccaricati di lavoro e troppo sotto stress. 

Ecco allora, la dichiarazione di Ancarani e Tardi.

Le parole di Alberto Ancarani e Samantha Tardi

“Pronto soccorso: Ausl Romagna continua a nascondere la polvere sotto il tappeto.

Apprendiamo nuovamente di sacrosante rimostranze sindacali del comparto sanitario, lamentanti le ormai scandalose criticità presenti nel nostro ospedale ravennate.

Questa volta sono Nursind e Uil Fpl a portare avanti lamentele, ormai arci note, in merito alla situazione del Pronto Soccorso.

In questo periodo dell’anno, come ogni anno, da anni, il Pronto Soccorso affonda ed affoga in un numero di accessi giornalieri sconcertanti, con 670 dimissioni solo negli ultimi 3 giorni.

Numeri insostenibili ed inaffrontabili per gli operatori sanitari, medici, infermieri e oss, che ora dopo ora si ritrovano a lavorare con stress, fretta e confusione costante, aumentando i rischi di errore in maniera esponenziale.

A nulla servono le annuali richieste di aiuto sia da parte delle rappresentanze sindacali che dalla politica, per poter attuare una revisione seria dell’organizzazione del Pronto Soccorso, con aumento di organico concreto e operoso, tanto che ci si ritrova ad ottenere contentini pressochè inutili come, dopo il mitico reparto polmone già soffocato, la presenza di due infermiere volontarie della Croce Rossa, le quali, sia chiaro, offrono un lavoro prezioso e soprattutto non a scopo di lucro, ma non prestano cure ed in questo caso, invece, ci troviamo di fronte a criticità che necessitano soluzioni molto più ampie ed impattanti, per evitare un collasso ormai imminente.

E’ pertanto ormai evidente a tutti quanto il Santa Maria delle Croci sia entrato, per non si sa quali motivi, nella lista nera della Dirigenza ASL di Area Vasta Romagna, a dimostrazione del fatto che, come spesso accade, un territorio, senza un proprio peso specifico forte, come nel caso di Ravenna, quando entra nelle macro aree ottenga più problemi che vantaggi.

Giochini politici e permali personali, questi, che non colpiscono solo gli ‘avversari di tavolo’, ma si ripercuotono sulla pelle dei cittadini, i quali, sono stati o potrebbero essere, prima o poi, pazienti.

Il problema del Pronto Soccorso, comunque, deriva da criticità più lontane: è stata fino ad ora attuata una politica sanitaria di accentramento e non di decentramento, concentrando quindi gli ingressi ed i flussi sull’ospedale, anziché lavorare su una migliore e più capillare medicina territoriale”.