Piscina comunale di Ravenna (Foto di repertorio)

Mentre ieri, lunedì 17 giugno è stata discussa in Municipio la petizione, lanciata dal Meetup “A Riveder le stelle”, che chiede il recupero e la manutenzione dell’attuale piscina comunale, in luogo del progetto di abbattimento e ricostruzione, Alvaro Ancisi, capogruppo di LpR, attacca chiedendo lo svolgimento di una vera gara pubblica.

“L’obiettivo di non abbattere un impianto che, al termine dell’appalto in corso, dovrebbe essere riconsegnato perfettamente funzionante e integro, è perseguito fermamente da Lista per Ravenna – spiega Ancisi –. Quanto annunciato dalla Giunta comunale sulla costruzione di una seconda parallela piscina non dà ancora spiegazioni al riguardo. Ma è bene stroncare da subito il piano, già avviato dalla Giunta comunale, di realizzare il raddoppio degli impianti tramite AR.CO Lavori, incaricandola semplicemente di modificare il proprio project financing del 5 febbraio 2018”.

Per questo motivo il capogruppo di Lista per Ravenna ha fatto recapitare un esposto al Responsabile dell’Anticorruzione e Trasparenza, persona coincidente, in autonomia dall’Amministrazione, col segretario generale del Comune di Ravenna, dirigente anche dell’Ufficio legale.

L’esposto

“Con deliberazione del 21 maggio 2019 – spiega nell’esposto Ancisi –, la Giunta comunale ha chiesto ad AR.CO Lavori di modificare il proprio project financing in modo da essere ‘integrato e coordinato con l’implementazione degli attuali spazi acqua e consentire l’esercizio, almeno in parte, della piscina comunale senza interruzione del servizio durante le fasi di realizzazione dell’opera nel suo complesso’. Sul traguardo fissato si può essere tutti d’accordo. Ma la strada imboccata, essendo fuori legge, potrebbe gettare la piscina in un burrone”.

“Mantenere in vita il vecchio project financing – prosegue il leader di LpR – significa che, una volta approvato dalla Giunta De Pascale, senza che il Consiglio possa più metterci bocca, l’opera sarebbe appaltata con una gara pubblica. Nel caso però che la proposta migliore fosse presentata da un’altra impresa, AR.CO Lavori potrebbe, esercitando il diritto di prelazione riconosciuto dal Codice dei contratti, aggiudicarsi ugualmente l’appalto, alla sola condizione di accettare le condizioni formulate dalla ditta vincente. Altro suo vantaggio sarebbe di concorrere alla competizione su un ‘vestito’ di gara disegnato in partenza da essa stessa sulle proprie ‘misure’. Vero è che il Codice consentirebbe all’amministrazione comunale di chiedere ad AR.CO Lavori ‘le modifiche necessarie’ all’approvazione del progetto stesso, ma non certamente stravolgendone i contenuti strutturali, che consistono esclusivamente, fin dal titolo, nella demolizione dell’attuale piscina, nella sua ricostruzione e nel suo ampliamento/estensione, anche per realizzarvi un centro fitness”.

“Tutt’altra cosa realizzare una ‘implementazione degli attuali spazi acqua’ – spiega ancora Ancisi – con un altro impianto natatorio di mq 4.080 tutto da inventare, su una superficie fondiaria estranea a quella della piscina attuale. Niente a che fare col vecchio e ormai superato project financing, coi suoi contenuti strutturali, col suo ‘inquadramento territoriale e socio economico’, col suo ‘studio dell’impatto ambientale’, ecc. L’assurdità di quanto deliberato dalla Giunta appare macroscopica leggendo che ‘l’acquisizione al patrimonio indisponibile del Comune di Ravenna’ dell’area esterna è avvenuta con provvedimento del 15 maggio 2019, cioè oltre 15 mesi dopo la data di presentazione del project financing di AR.CO Lavori. La disponibilità di questo terreno, che la Giunta stessa definisce ‘presupposto fondamentale’ dell’opera, necessario per superare gli errori enormi compiuti sul progetto iniziale, potrebbe oggi indurre altri imprenditori a presentare un loro project financing, che il Comune dovrebbe valutare in concorrenza con ogni altro e su un piano di parità, senza prelazioni e ‘vestiti’ confezionati ‘su misura’. Non potevano farlo nel febbraio 2018. Non possono ora”.

La strada da seguire

“Ecco dunque che – conclude Ancisi –, essendo venute meno le condizioni perché il project financing di AR.CO Lavori sia approvato, l’amministrazione comunale deve invece intraprendere la strada maestra dei project financing, che il Codice di contratti propone sotto forma di iniziativa pubblica, non più privata, e che significa mettere in gara un proprio progetto di fattibilità, redatto dai non certo scarsi tecnici di cui può disporre. A condizioni non più dispari, si può sperare che vinca il migliore”.