Il dibattito in città tra simbologia e strade dissestate

E’ di attualità a Ravenna il dibattito sui pini, peraltro suggestivo: perché da un lato tocca la simbologia, la storia, la necessità di preservare un bene della collettività. Dall’altro ha a che fare con la “realpolitik”: tanto che l’Assessore all’Ambiente starebbe valutando l’idea del progressivo abbattimento lungo le vie di queste alberature, per sostituirle con altre.

Insomma, in un modo o nell’altro è una questione di radici: conservarle o tagliarle?

Verrebbe da dire che la la verità sta nel mezzo, rispolverando quel concetto di “medietas” che, all’epoca dei social, non è più così di moda… Un dato è certo, ed ha ragione il console del Touring Club Beppe Rossi, che ha espresso la sua opinione in un editoriale, “Non è colpa dei pini”, pubblicato oggi su “Il Resto del Carlino” : questo albero (con la pigna) è simbolo della città. Esattamente – fanno notare altri – come il mosaico. La pineta è nell’immaginario collettivo dei ravennati, ne rappresenta il lato onirico, ha ispirato poeti, artisti e naturalmente il “nostro” Dante. Ma questa lunghissima tradizione come si sposa, molto più prosaicamente, con asfalti, dossi, cunette e il “degrado da radici” (che non riguarda solo i pini) protagonista di celeberrimi cartelli disseminati lungo le strade?

E’ una questione di equilibrio, che passa primariamente da una efficace pianificazione delle manutenzioni, un piano organico che deve essere messo costantemente a bilancio dal Comune. Ma proprio perché il pino è “sacro”, a sua tutela non può essere piantato ovunque; nelle costruzioni poi occorre avere particolare attenzione: non è raro vedere alberi “inglobati” nelle edificazioni, come veri e propri “trofei boschivi”. Dunque: tutelare l’esistente, intervenire dove necessario sotto la guida di consulenti agronomi o della Forestale. Con la consapevolezza che il pino rappresenta anche un bene immateriale: da trattare comunque con rispetto.