L’associazione ambientalista chiede alla Regione Emilia-Romagna di valutare la compatibilità dell’evento in programma il prossimo 7 luglio

“Cosa c’entra un DJSET con le aree di riequilibrio ecologico?” È quello che chiede il circolo Legambiente A. Cederna dopo aver visto il programma dell’evento messo in calendario il prossimo 7 luglio al “Bosco di Fusignano” dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna. L’associazione ha deciso di chiedere alla Regione Emilia-Romagna di valutare la compatibilità dell’evento in programma con le caratteristiche dell’area protetta.

“Già lo scorso anno avevamo aspramente criticato la scelta di organizzare iniziative che poco avevano a che fare con la natura e la tutela della biodiversità, con luci e musica ad alto volume fino a tarda notte – sottolinea Yuri Rambelli, presidente del Circolo Legambiente A. Cederna – perciò ci auguravamo che questa volta si fosse scelto di fare iniziative più in linea con le finalità istitutive e con le prescrizioni previste per la fruizione di quest’area protetta. Purtroppo invece dobbiamo prendere atto di come si sia deciso di proseguire con un modello di evento che ci sembra del tutto fuori luogo”.

Il Bosco di Fusignano

Il “Bosco di Fusignano” fa parte dell’area di riequilibrio ecologico “Canale dei Mulini di Lugo e Fusignano”, una particolare tipologia di area protetta che, spiega Legambiente in una nota, la legge regionale 6 del 2005 definisce “aree naturali o in corso di rinaturalizzazione, di limitata estensione, inserite in ambiti territoriali caratterizzati da intense attività antropiche che, per la funzione di ambienti di vita e rifugio per specie vegetali ed animali, sono organizzate in modo da garantirne la conservazione, il restauro, la ricostituzione”.

“Si tratta di aree particolare interesse e valore – prosegue l’associazione –, proprio per la loro collocazione ai margini dei centri abitati e che richiedono quindi particolare cura e forme di tutela e valorizzazione. Aree in cui bisognerebbe entrare come ospiti, ‘in punta di piedi’. Ben vengano quindi iniziative per ascoltare e osservare la natura, imparare a riconoscere gli alberi e gli animali, raccontare la storia e le leggende legate ai boschi oppure per parlare di stelle e costellazioni, sempre più difficili da vedere nei centri abitati soffocati dall’inquinamento luminoso. Non sono invece aree in cui imporre alla natura il rumore e la presenza umana”.

Le linee guida della regione

“Le linee guide emanate dalla Regione per queste aree parlano infatti – illustra Legambiente – di conservazione, tutela e ripristino degli ecosistemi e degli habitat naturali e seminaturali e della diversità biologica in tutte le sue forme, di promozione della conoscenza del patrimonio naturale e delle identità storico culturali rappresentate, di fruizione dell’area indirizzata alla scoperta e al godimento degli ambienti naturali e di educazione ambientale. Allo stesso modo viene rimarcata la necessità di vietare o regolamentare con molta attenzione tutte quelle attività che possano arrecare danno o disturbo all’area, quali ad esempio trasformazioni edilizie, raccolta, danneggiamento e asportazione della flora spontanea, abbandono di rifiuti e produzione di suoni e rumori molesti”.