I lavoratori chiedono il rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto da oltre 3 anni e mezzo

Giovedì 1 e venerdì 2 agosto, scioperano i lavoratori del settore della vigilanza privata, per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto da oltre tre anni e mezzo. Giovedì 1 agosto a Ravenna, in piazza del Popolo di fronte alla Prefettura, si svolgerà un presidio, dalle ore 10.30 alle 12 ed è stata inoltrata richiesta di incontro al Prefetto, per illustrare le tante problematiche del settore.

“La trattativa – spiegano in una nota i sindacati –, che nel corso degli ultimi mesi, dopo le 2 giornate di sciopero dello scorso febbraio, era ripresa serratamente, si è bruscamente interrotta il 22 luglio, quando le controparti datoriali, hanno arbitrariamente deciso, che il confronto, previsto per 3 giornate, non ci sarebbe stato. Le motivazioni adottate, assolutamente pretestuose, sono basate sulla proclamazione dello sciopero e sulle risposte sindacali, a parere loro, insoddisfacenti, rispetto a mercato del lavoro, malattia e flessibilità”.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil si erano preventivamente attivati per lo sciopero, in quanto questo settore è regolamentato dalla legge sui servizi essenziali e, quindi, vanno attivate per tempo le previste procedure di “raffreddamento” (legge 146 /90), ma la messa in atto ci sarebbe stata solo nel momento in cui il confronto avrebbe dato esito negativo. “Per quanto riguarda – precisano i sindacati stessi –, invece, le tematiche evidenziate dalle controparti, i sindacati avevano già dato chiare risposte nel merito negli incontri precedenti, ritenendo inaccettabili molte proposte avanzate, tuttavia anche rendendosi disponibili ad approfondire alcune materie, purché fossero oggetto di preventivo confronto e monitoraggio a livello territoriale”.

“Nel merito – attaccano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil –, le associazioni datoriali pretendono di: introdurre il lavoro intermittente; un sistema di orario di lavoro che consenta una flessibilità della prestazione giornaliera fino a 13 ore e con superamento dell’orario settimanale; il riposo settimanale nella media di 14 giorni con possibilità di spostarlo ulteriormente; la riduzione del trattamento economico per malattia e la riduzione della conservazione del posto di lavoro, sia per la malattia, che per l’infortunio, infine sul salario, è stato prospettato un aumento di 40 euro nel triennio della vigenza contrattuale e senza corresponsione di arretrati. Proposte veramente inaccettabili e lesive della dignità dei lavoratori, in un ambito dove il lavoro è veramente duro e l’esposizione al rischio quotidiana, a fronte di un salario irrisorio”.