Gara per l’esecutivo, individuato il progettista: lo stesso dello “Stadium”. Ma non si conosce il business plan

Si sta sempre più avvicinando il via ai lavori del nuovo palasport, che sorgerà accanto al Pala De André. Le ultime notizie parlano dell’aggiudicazione della gara d’appalto per le opere e la progettazione esecutiva, alla quale collaboreranno importanti professionisti: l’ingegnere e architetto Massimo Majowiecki e l’ingegnere Ottavio Lavaggi. In particolare Majowiecki, oltre ad aver lavorato per il Pala De André, ha progettato lo Juventus Stadium, la “casa” dei bianconeri di Torino.

Ma accanto a queste novità permangono i dubbi sulla sostenibilità dell’opera, da 15 milioni di euro. Tanto che qualcuno ha già coniato quella che non è solo una battuta: in questo caso prima dell’architetto della Juve servirebbe il commercialista degli Agnelli, per capire appunto se il progetto è sostenibile.

Del resto, viene fatto notare, nel settore privato viene sempre realizzato un business plan. E nel pubblico? Basta finanziare un intervento senza produrre alcuno studio di tipo economico-finanziario a 10 anni? Il tema è di fondamentale importanza per tutta una serie di motivi, come la possibilità di offrire alle società sportive, come giustamente ci si aspetta, la fruizione del nuovo palazzetto a prezzi calmierati. Ma è un vantaggio che andrebbe dichiarato fin d’ora. Si ritorna però al punto di partenza: senza un’analisi non è possibile sapere quanto “fatturerà” il palazzetto e quindi se sarà possibile favorire determinate attività. Si è parlato del business delle fiere, dell’Omc (che comunque si tiene ogni due anni); dei grandi concerti, degli eventi. Fino ad arrivare ad un main sponsor che, pagando, darà il nome alla struttura. Al momento sono belle prospettive: ma su questi orizzonti sarebbe meglio ragionare prima, per non trovarsi eventualmente in difficoltà poi.

Infatti, non basta naturalmente un nome di valore per assicurare la bontà complessiva, la “tenuta”, di un progetto: la vicenda del PalaPiano, con l’archistar Renzo Piano insegna. C’è un altro aspetto, che attiene alla “filosofia” del comparto del Pala De André. Fu concepito a suo tempo da Carlo Maria Sadich come un “unicum”, nel quale i vari elementi, compresa l’opera di Burri, convivevano con equilibrio. L’inserimento di un nuovo elemento, appunto il nuovo palazzetto, ha fatto sorgere dubbi da più parti. Insomma, molti temi continuano ad essere sul tappeto. Non ultima la questione delle manutenzioni al Pala De André. Un altro aspetto che andrà approfondito.

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