Una quarantina di nostalgici si sono ritrovati per ricordare il 76esimo anniversario della morte

In un piazzale del cimitero di Ravenna blindato dalle Forze dell’Ordine, sabato mattina, una quarantina di nostalgici si sono ritrovati per celebrare il 76esimo anniversario della morte del gerarca fascista Ettore Muti. Come riporta l’edizione odierna de Il Resto del Carlino, non sono mancate tensioni e scambi di insulti con un gruppo di attivisti della Consulta anti-fascista, che già nei giorni precedenti aveva chiesto alle autorità di impedire la manifestazione.

La polemica

Le polemiche non sono comunque terminate nella mattinata di sabato. Con una nota, infatti, la Consulta torna sugli episodi: “Nella ribadita convinzione che lo scontro di piazza non rappresenta la soluzione di questa inaccettabile vicenda, l’ennesima provocazione fascista presso il cimitero ravennate in occasione della apologetica celebrazione del gerarca fascista Ettore Muti, con gli inaccettabili strascichi pomeridiani, poteva essere evitata vietando il raduno fascista, e ciò non compete al Sindaco”.

“Più e più volte – spiega la Consulta Provinciale – l’argomentata richiesta di vietare tale raduno è stata ed è avanzata da questa Consulta, da molte associazioni, partiti, sindacati e cittadini, anche con interrogazioni parlamentari, alle autorità statali preposte perché viola il principio costituzionale contro il fascismo, l’articolo 4 della legge Scelba ed in oltre perché è rifiutata da una prevalente parte della società civile locale, provoca tensioni, destabilizza l’ordine democratico”.

Conclude infine la nota: “La tolleranza verso il neofascismo che continua a provocare e a fare grottesca propaganda presso il cimitero di Ravenna dove, tutti sanno, non giacciono più i resti di Ettore Muti, e perciò non si tratta più di una visita privata ad un defunto, non è perciò la risposta consona. La Consulta, a questo punto, chiede spiegazioni, si riserva d’assumere iniziative nell’ambito e nel rispetto della legislazione vigente e ribadisce l’urgenza d’approvare nuove norme (per altro già presentate in Parlamento) in materia”.