Interrogazione al sindaco di Ravenna da parte di Ancisi (LpR)

Furti, intrusioni e multe, la polemica 

Riportiamo di seguito l’interrogazione di Alvaro Ancisi indirizzata al sindaco di Ravenna con la quale il capogruppo di Lista per Ravenna chiede a Michele de Pascale se intenda operare affinché si provveda all’autoannullamento delle multe (o che si agisca perché i ricorsi siano accolti, se presentati) fatte dalla polizia locale ad alcune famiglie le quali, per proteggere le proprie abitazioni quotidianamente “visitate” dai ladri, hanno collocato del filo spinato in cima alle reti che dividono i loro cortili interni dalle quali i malfattori erano soliti passare per intrufolarsi nelle varie abitazioni (per leggere i dettagli della vicenda fra furti, invasioni e multe, clicca qui).

Question time di Ancisi (LpR)

“È stato lanciato giovedì scorso da Lista per Ravenna il primo allarme pubblico, con specifiche proposte di intervento rivolte all’amministrazione comunale, sulle “Minacciose scorrerie ladresche nel borgo San Biagio” incentrate sull’asse delle vie parallele Lovatelli e Felisatti (http://www.comune.ra.it/Comune/Consiglio-Comunale/Gruppi-consiliari/Comunicazione-dei-Gruppi/Gruppo-Consiliare-Lista-per-Ravenna/Comunicati-interventi-e-iniziative/Minacciose-scorrerie-ladresche-nel-Borgo-San-Biagio).

INFERRIATA FORZATA IERI ALLE CINQUE – L’ultima ci è stata segnalata ieri mattina alle 8.01 da via Felisatti: “Alle 5 i ladri hanno forzato l’inferriata della finestra del mio soggiorno (vedi foto allegata). Ho chiamato il 113. Adesso vado in caserma a sporgere denuncia. I ladri non sono entrati perché li ho messi in fuga dopo aver acceso le luci e gridato che avrei chiamato i carabinieri, dopo aver aperto la finestra del piano di sopra”.

MULTATO CHI SI DIFENDE DAI LADRI – Il giorno prima le cronache di stampa ci avevano raccontato la vicenda tragicomica di dieci famiglie residenti nel quadrilatero delle due strade di cui sopra e delle vie Morelli e Vallona in cui confluiscono. Da tempo le loro abitazioni, collegate tramite i rispettivi giardini, sono state ripetutamente invase e saccheggiate dai malviventi, tre o quattro per notte, saltando da un giardino all’altro, fino a trovarseli in camera da letto. Le forze dell’ordine sono state sempre chiamate sul posto, sempre verbalizzando. Ogni famiglia aveva inutilmente installato telecamere, fari in accensione all’arrivo di estranei e allarmi interni, tutto collegato coi loro cellulari, spendendo fino a 15 mila euro. Cosicché hanno deciso di alzare ad oltre due metri le recinzioni divisorie e di piazzarvi del filo spinato. Qualunque amministrazione pubblica incapace di fronteggiare i problemi di sicurezza dei suoi contribuenti le avrebbe ringraziate con un encomio. Sono state invece multate dal Comune di Ravenna per violazione del comma 3 dell’art. XI.1.10 del regolamento edilizio comunale, secondo cui per le recinzioni “è fatto divieto dell’uso di filo spinato”. Leggendo interamente l’articolo, in particolare il comma 1 che lo abbraccia interamente, ricavo però la convinzione, anche logica, che questo divieto si applichi alle recinzioni solo “quando riguardano o sono prospicienti una sede stradale”, non già, come in questo caso, se ne sono ben distanti, interne a proprietà private: materia del codice civile che non interessa l’amministrazione pubblica. Fin qui il tragico.

L’ASSESSORE ESILARANTE – Il comico ce l’ha messo il vicesindaco, che ha dichiarato a mezzo stampa di voler incontrare i malcapitati, ma non perché il Comune riconosca l’errore, annullando queste multe “in autotutela”, senza obbligarli a far ricorso; bensì per dire che il decreto Minniti “prevede incentivi per coloro che installano telecamere per proteggersi dai malviventi, se questi strumenti sono collegati con una centrale operativa, svolgendo così anche una funzione pubblica”. Come se non fossero ormai centinaia le telecamere/spaventapasseri, che nessuno monitora in nessuna centrale operativa, con cui il vicesindaco disimpegna sui giornali il proprio ruolo di assessore all’insicurezza.

DIRITTO PIENO ALLA PROPRIETà – Se non bastasse l’applicazione logica del regolamento comunale, depone infatti per l’autoannullamento di queste multe la giurisprudenza di massimo livello che, incrociando il diritto di godere della proprietà “in modo pieno ed esclusivo”, come dice l’art. 832 del codice civile, con l’art. 51 del codice penale, giustifica l’utilizzo dei mezzi di difesa della proprietà alle sole condizioni che vi sia proporzionalità tra il bene proprio aggredito e l’offesa potenzialmente arrecabile all’aggressore, che tali mezzi non abbiano un’eccessiva capacità lesiva (come non l’hanno dei graffi) e che siano percepibili dall’aggressore (in modo che sia consapevole del pericolo a cui si espone con la propria condotta): condizioni rispettate tutte, senza dubbio, posando un filo spinato ad oltre due metri di altezza.

IL SINDACO BATTA UN COLPO – Di qui l’urgenza con cui chiedo al sindaco se intende operare affinché si provveda all’autoannullamento delle multe in questione, e comunque si agisca perché i ricorsi siano accolti, se presentati. Al di là del già avvenuto pagamento di 50 euro una tantum, arroccarsi su questo fronte significa infatti che le famiglie interessate, dovendo rottamare i fili spinati, faranno meglio, per risparmiarsi maggiori danni, a stendere tappeti rossi davanti ai malviventi. Ma significa soprattutto che l’intera cittadinanza dovrà ben guardarsi dal proteggere le proprie case dalle aggressioni ladresche, dovendosi piuttosto difendere dal proprio Comune”.