La preoccupazione degli infermieri del reparto di Emodinamica e le risposte della dirigenza

Con un appello fatto al nostro giornale, alcuni infermieri del reparto di Cardiologia dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna hanno voluto esternare la loro preoccupazione circa le condizioni in cui si troverebbero ad operare dopo i primi casi di Covid-19 nella nostra città.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stato l’arrivo nel reparto di emodinamica – dove, come è noto, sono ricoverati pazienti in condizioni cliniche particolarmente delicate – di una radiologa, che – a quanto sostengono gli infermieri – sarebbe entrata in contatto con una paziente affetta da coronavirus, ricoverata in medicina.

Secondo quanto raccontato dagli infermieri, le condizioni della degente, una 68enne, avrebbero cominciato a destare sospetti nella notte fra sabato e domenica, quando il suo quadro clinico è peggiorato. Effettuato il tampone, si è potuto appurare come fosse positiva al Covid-19. La 68enne si trova ora in terapia intensiva e gli operatori che hanno avuto contatti con lei, fra cui due medici e cinque infermieri, si trovano ora in quarantena. Ma – denunciano gli infermieri – ci sarebbero altri operatori entrati in contatto con la donna che non sarebbero stati invece allontanati per il canonico periodo dei 14 giorni. Fra questi la radiologa in questione, a cui sarebbe stato detto di lavorare comunque, utilizzando la mascherina.

“Noi chiediamo che chi abbia avuto contatti con pazienti affetti da Coronavirus sia sottoposto a tampone prima di essere reinserito nel gruppo di lavoro – spiegano gli infermieri – a tutela nostra e dei pazienti, molti dei quali si trovano già in condizioni critiche per altre patologie”.

Altro capitolo sono le dotazioni “anti-contagio”: “Manca il sapone disinfettante – chiosano gli infermieri -, abbiamo cinque mascherine FP2 e FP3 per 15 infermieri, da utilizzare solo se il paziente con cui entriamo in contatto è positivo. Ma bisogna rendersi conto che noi lavoriamo anche sulle emergenze. Solo due di noi hanno le chiavi degli armadietti in cui sono custodite. Le mascherine normali non servono a niente nelle nostre condizioni di lavoro. Inoltre il distributore delle divise è rotto: ieri lo spettacolo che ci si è presentato è stato quello di una montagna di divise infette lasciate a macerare a terra”.

Infine la gestione dei pazienti: “Ieri gli ambulatori di Cardiologia pullulavano di persone, tutte anziane – riprendono -. Non sarebbe il caso che ci fosse qualcuno alle porte ad istruire i pazienti su cosa fare e come comportarsi? Magari per farli entrare un po’ alla volta ed evitare gli assembramenti che favoriscono la diffusione del virus?”.

“Quello che vorremmo si capisca è che se ci ammaliamo noi il rischio di infettare i pazienti è altissimo!”, concludono gli infermieri.

Abbiamo girato le preoccupazioni e le domande degli infermieri alla direzione medica del presidio ospedaliero.

“Bisogna essere molto chiari – spiega il Dottor Paolo Tarlazzi -: in Emodinamica non sono arrivati casi sospetti. Una cosa è il ‘sentito dire’, una cosa sono gli accertamenti che compiamo costantemente. Noi processiamo caso per caso alla luce dei protocolli. Se la professionista in questione non è stata messa in quarantena e non ha dovuto fare il tampone è perché in quel caso le procedure (mascherina per operatore e paziente, distanza di sicurezza ecc.) sono state tutte rispettate. Invito a non prendere in considerazione i ‘sentito dire’ e a fidarsi degli accertamenti da noi effettuati”.

“È ovvio che in questo momento le persone vivano uno stato emotivo particolare – ha spiegato Elena Dosi, responsabile infermieristica del Dipartimento Cardiovascolare di Ravenna -, ma è bene sottolineare che le procedure con cui si stabilisce chi mettere in quarantena provengono dalla comunità scientifica (e vengono gestite con l’opportuna privacy), non sono stabilite ‘a sentimento’”.

“Uno degli impegni nei confronti del personale è quello di minimizzare gli accessi in ospedale non strettamente necessari – spiega Tarlazzi -. Si è decisa la riduzione dell’attività chirurgica non urgente ed è appena arrivata la sospensione dell’attività ambulatoriale ordinaria: ci saranno così decisamente meno rischi per i pazienti, che saranno processati in maniera più attenta e senza assembramenti”.

Infine, sulle dotazioni: “I materiali sono sufficienti per gestire l’attività – spiega Dosi -. Lo dico perché abbiamo fatto un’attenta valutazione, facendo una redistribuzione ove non erano sufficienti”.

Sull’argomento abbiamo sentito anche il primario di Cardiologia Andrea Rubboli: “Per quanto riguarda tamponi e quarantena io credo che se esistono delle regole dettate dagli esperti non si può non allinearsi ad esse. Sulle dotazioni non posso dire di aver toccato con mano una carenza precisa. In sostanza la situazione a mio parere non è come viene dipinta – chiosa Rubboli -. Detto ciò il contatto con le malattie per noi sanitari è implicito. È ovvio che dobbiamo proteggerci con responsabilità e attenzione – conclude il Primario -, ma non posso dire che in questo momento stiamo portando avanti l’attività con più rischi per gli operatori rispetto ad altre situazioni”.

“Massimo rispetto per tutti – ha spiegato il sindaco Michele De Pascale -, ma invito tutti, laddove ci siano problemi organizzativi a porli nelle sedi opportune, affinché possano essere valutati e nel caso prontamente risolti. Qualora vi fossero problemi confermo la mia personale disponibilità, come sto facendo da giorni, a raccogliere segnalazioni e aiutare a risolvere i problemi”.

C.N.