L’allarme di Confagricoltura Ravenna

L’agricoltura dirama il suo bollettino di guerra dopo una nottata passata sotto zero, con punte fino a 5,6 gradi centigradi nelle zone collinari. «Possiamo dire addio alla produzione di albicocche e susine della prima collina; male anche per pesche, nettarine, kiwi e per altre colture come il mais. Un flagello che diventa un incubo per gran parte delle aziende agricole perché l’emergenza Covid-19 ha di fatto rallentato l’attivazione delle polizze assicurative contro il gelo: circa il 60% delle imprese colpite non ha una copertura», dichiara il presidente di Confagricoltura Ravenna, Andrea Betti.

 

Un risveglio amaro per gli agricoltori della zona collinare dove le temperature estreme, come sottolinea il presidente della sezione frutticola di Confagricoltura Ravenna, Nicola Servadei, «hanno falcidiato sul nascere albicocche e susine, pesche e nettarine; in particolare – precisa l’imprenditore – ad allegagione già avvenuta, il frutto è andato perso e stamattina lo abbiamo raccolto a terra oppure scuotendo leggermente il ramo. Non si è salvato nemmeno il kiwi, soprattutto quello giallo che è nettamente più avanti come sviluppo vegetativo rispetto al verde; sono serviti a poco pure gli impianti antibrina sia “ad acqua” che “a ventola”, pressoché inefficaci a contrastare il gelo. Danni irrecuperabili anche alle varietà di ciliegie a fioritura precoce e ai kaki già in fiore. Infine preoccupano le viti dell’alta collina faentina, allevate a cordone speronato: il germoglio è distrutto».