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Si chiede ai Comuni “di monitorare attentamente il comparto, in un’ottica di trasparenza e in una logica ‘stesso mercato, stesse regole’”

“Con l’arrivo dell’estate, puntuali in questo periodo con la bella stagione, stanno ritornando le manifestazioni ‘a base di cucina’, le cosiddette sagre che sotto questa generica dicitura sono vere e proprie attività commerciali dove la ristorazione è attività prevalente e che poco hanno a che vedere con le cosiddette sagre”, commenta in una nota Confcommercio provincia di Ravenna.

Più volte, l’associazione “ha ribadito che le sagre che propongono prodotti tipici del territorio sono un valore aggiunto per le comunità che le ospitano in quanto sviluppano un senso di coesione e sono davvero motore di sviluppo, purtroppo però ancora una volta, e soprattutto in questo periodo di drammatica emergenza economica per chi opera nel settore dei pubblici esercizi dovuta l Covid-19 e a oltre due mesi di lockdown, dobbiamo rimarcare che si stanno svolgendo manifestazioni (altre in questo periodo vengono pubblicizzate) che nulla hanno a che fare con le vere sagre.

E ancora una volta vengono somministrati alimenti e bevande, in difformità con le vigenti normative igienico sanitarie, fiscali e di tutela sul lavoro, senza tenere conto delle innumerevoli legislazioni in materia che implicano alti costi e oneri fiscali e soprattutto senza rispettare le norme igienico sanitarie.

Che si tratti, ancora una volta, di una marcata concorrenza sleale verso gli operatori del settore è un dato certo, oggi amplificato maggiormente dal calo di fatturato per centinaia di pubblici esercizi per l’emergenza epidemiologica: in questa situazione non sarebbe certamente il caso di depauperare ulteriormente i già difficili conti di queste attività. In questo modo si rischia di compromettere il futuro di chi opera nel settore della ristorazione e di mettere a repentaglio centinaia di posti di lavoro. 

Sappiamo che l’abusivismo nel mercato della ristorazione vale in Emilia-Romagna circa 400 milioni di euro, 136 milioni di euro di valore aggiunto e la perdita di gettito di 54 milioni di euro. Solo in provincia di Ravenna il fatturato ‘abusivo’ nel mercato della ristorazione è stimato da Fipe Confcommercio, la più grande federazione italiana di pubblici esercizi, in oltre 37 milioni di euro (quinto posto in regione), dopo Bologna (81 milioni), Modena (57 milioni), Rimini (42 milioni) e Reggio Emilia (40 milioni). La nostra provincia è più ‘abusiva’ di Parma, Forlì, Cesena, Ferrara e fanalino di coda (o per meglio dire più ‘legale’) Piacenza.

Per la provincia di Ravenna la perdita stimata di imposte dirette e contributi è di circa 6 milioni di euro.

Ecco quindi che Confcommercio provincia di Ravenna torna a chiedere ai Comuni di monitorare attentamente il comparto, in un’ottica di trasparenza e in una logica ‘stesso mercato, stesse regole’ per contrastare il fenomeno delle finte sagre”.