Le pale di un parco eolico (foto di repertorio shutterstock)
Le pale di un parco eolico (foto di repertorio shutterstock)

È di ieri l’annuncio di Saipem dell’intenzione di sviluppare un parco eolico nel Mare Adriatico davanti alle coste di Ravenna. Non si sono fatte attendere le più svariate reazioni sul tema: dalle pagine de Il Resto del Carlino di oggi si legge, tra gli altri, il parere positivo del Sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, che si dice “ideologicamente favorevole”, pur sottolineando la necessità di fare verifiche tecniche.

Alcune reazioni

Approvazione, ma con qualche dubbio anche da parte di Giannantonio Mingozzi, Presidente TCR, che ricorda come il dibattito sull’eolico non deve far dimenticare che la priorità deve rimanere l’Oil&gas. Reazione entusiasta, invece, da parte di Legambiente, che commenta: “Finalmente l’energia rinnovabile entra nel dibattito anche a Ravenna: più pale eoliche e meno trivelle”.

Ma se i lati positivi tra cui, come ricorda lo stesso Mingozzi, “consolidare l’area ravennate come foriera di innovazione e nuova occupazione sulla bilancia del fabbisogno energetico”, dello sviluppo del progetto parco eolico paiono sotto gli occhi di tutti, occorre, prima di “saltare sul carro” degli entusiasti, un’attenta e rigorosa analisi.

Italia Nostra chiama in causa l’assessore Corsini

Come ricorda Italia Nostra Ravenna, ad esempio, il progetto è analogo a quello proposto per Rimini (59 pale eoliche alte 35 metri), sul quale l’assessore regionale al turismo Corsini, definendosi “perplesso”, aveva commentato dicendosi “contrario a stravolgere il paesaggio dell’Adriatico in maniera irreversibile”.

“Non vorrei che l’Adriatico più che un mare diventasse una foresta”, aveva poi affermato l’assessore, che ora viene chiamato in causa dalla sezione di Ravenna di Italia Nostra, che riporta studi elaborati da RITMARE, CNR e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel 2017 e ribaditi dalla Regione Emilia-Romagna a fine 2019.

“In particolare – si legge nella nota di Italia Nostra –, la zona più vicina alla costa è collocata pressoché di fronte alla Riserva Naturale Statale di foce Bevano, zona unica in tutta la riviera romagnola per la sua altissima valenza ambientale e paesaggistica e già massacrata dalla subsidenza co-indotta dalle estrazioni di idrocarburi del campo Angela Angelina. Inoltre, interessa parte di una ZTB (zona di tutela biologica) marina, con possibili interferenze, stando allo studio appena citato, con tartarughe e cetacei. Lo stesso studio rileva che per i progetti di parchi eolici davanti alle coste emiliano romagnole vi è ‘Mancanza di adeguate serie temporali di misura della ventosità alle varie quote’, e che vi sono ‘potenziali conflitti con altri usi, legati prevalentemente a interazioni con il turismo costiero (soprattutto per l’impatto paesaggistico degli impianti)’”.

“Dunque l’impatto c’è – sottolinea la Italia Nostra – e, paradossalmente, viene rifiutato per una costa già pesantemente antropizzata come quella riminese ed ammesso su quella meno manomessa – piattaforme a parte  – del ravennate. I cittadini di Ravenna e gli operatori turistici sono di categoria diversa rispetto a quelli di Rimini? Attendiamo risposte dall’assessore”.

I principali dubbi

Certamente quello dell’inquinamento visivo a danno degli scenari paesaggistici, oltre alla sopra citata presenza di zone naturali protette, è un problema che va preso in cosiderazione.

Sempre dalle pagine de Il Resto del Carlino il manager Saipem Francesco Balestrino rassicura: “Pali e turbine emergeranno per 100 metri, ma saranno invisibili da riva”. Occorre però uno studio tecnico non di parte che confermi con sicurezza l’assenza di ogni danno paesaggistico.

Allo stesso modo, se lo studio citato da Italia Nostra riporta la “mancanza di adeguate serie temporali di misura della ventosità alle varie quote”, risulta anche fondamentale, prima di dare il via al progetto, una campagna pubblica di indagine anemometrica, che permetta poi all’amministrazione di vendere la concessione con dei dati in mano.

Visto l’enorme livello di redditività del comparto (si parla di una produzione di energia pari circa alla metà di una centrale nucleare), che può rendere fino al 20-30% dell’investimento, infatti, è fondamentale un intervento pubblico di questo tipo nella gestione. Anche una volta scongiurato il rischio di inquinamento acustico e visivo, è necessario tutelare il benessere pubblico assegnando lo sviluppo del progetto alla società o alle società che permettano un maggior guadagno per la comunità.