Prospettiva a confronto

Un’immagine del passato a confronto con la situazione attuale

Sull’ “inquinamento visivo” nelle città sono state scritte pagine e pagine… E’ l’altro lato della modernità: “là dove c’era l’erba” ora c’è, spesso, ben altro. Ravenna non fa differenza. Uno straordinario documento fotografico dei primi del Novecento e l’attuale luogo messi a confronto rendono perfettamente l’idea.

Attraverso lo scatto in bianco e nero, preso da quella che oggi è via Serafino Ferruzzi (già XIII giugno e prima strada della Torre) si apprezza una nitida visuale che superando due piazze “corre” ininterrotta fino alla Tomba di Dante, con una prospettiva pressoché perfetta. Il confronto con la moderna visuale è molto stridente. Ora lo sguardo dello “spettatore” è costretto a schivare un cartello stradale, barriere fisse, gli “infestanti”, ancorché necessari, cassonetti e uno stuolo di macchine parcheggiate e, più avanti, tavolini da bar. Con buona pace della “poesia” che potrebbe ispirare appunto una prospettiva diversa e libera, come quella di oltre cent’anni fa. Senza contare che la stessa via Ferruzzi è ricca di storia: il palazzo Rasponi del Sale, solo per fare un esempio, è un gioiello architettonico; nella dimora di famiglia nacque Augusta, “Gugù”, la contessa che votò la sua esistenza all’aiuto dei bambini bisognosi e morì in povertà. Qui sorgeva il Circolo Ravennate (o dei Signori), fondato nel 1862. Antonio Monghini, presidente della Banca Nazionale (poi d’Italia), usciva proprio dalla sede quando, la sera del 3 gennaio 1865, venne colpito dagli Accoltellatori.

Ma questo tema della prospettiva è dopo tutto una minuzia, rispetto alle tante questioni che riguardano una città? Certamente. Una nostalgia diciamo passatista? Forse. Ma permetteteci di fare come quei “cacciatori di stelle” che vanno sempre più spesso alla ricerca dei luoghi più incontaminati e bui, da dove poter ammirare il cielo. Dante, alla vigilia del 700esimo anniversario, si merita uno sguardo così: basterebbe veramente poco, solo un po’ di riordino, dove possibile. E, appunto, si ritornerebbe “a riveder le stelle”.