Udienza papale (Servizio Fotografico Vatican-Media )

Bergoglio benedice la croce donata nel 1965 da Paolo VI per la tomba di Dante e annuncia per il 2021 la sua riflessione sul Sommo Poeta

Grande commozione questa mattina a Roma durante l’udienza da Papa Francesco della delegazione ravennate guidata dal sindaco e presidente della Provincia Michele de Pascale, dall’arcivescovo di Ravenna e Cervia Lorenzo Ghizzoni, dal prefetto Enrico Caterino nell’ambito delle celebrazioni dantesche.

“Ricevere la benedizione sulla croce da parte di Papa Francesco – ha commentato il sindaco de Pascale – è stata una enorme emozione; abbiamo vissuto momenti molto toccanti e significativi  sia per le sue parole sul valore universale del patrimonio artistico di Ravenna e sul riconoscimento dell’opera di Dante da parte della Chiesa, sia per  l’annuncio di una riflessione che il Papa nel 2021 dedicherà al Sommo Poeta, nell’anno del settimo centenario della morte, proprio come Paolo VI fece in occasione del settimo centenario della nascita; si tratterà di un evento epocale che porrà Dante all’attenzione del mondo da parte di un grande protagonista e della voce più autorevole del nostro tempo; aver dato un contributo a questa iniziativa del Papa ci rende estremamente orgogliosi”.

Il sindaco ha quindi donato a Papa Francesco, che l’ha molto apprezzata, la copia originale del progetto della tomba di Dante.

Della delegazione hanno fatto parte anche gli assessori Elsa Signorino e Massimo Cameliani, il consigliere provinciale Daniele Perini, Antonio Patuelli, presidente dell’Abi e del gruppo La Cassa di Ravenna, Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, direttori e fondatori del Teatro delle Albe – Ravenna Teatro.

Purtroppo per ragioni legate al covid la delegazione è stata composta da un numero ristretto di persone, ma ciò non ha reso meno significativa questa nuova tappa delle celebrazioni dantesche, apertesi il 5 settembre a Ravenna alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha costituito un ulteriore prezioso momento dall’alto valore spirituale e simbolico.

La croce, che verrà riapposta nella tomba, è una croce greca, con quattro ametiste incastonate alle estremità, collocata al di sopra della lastra marmorea di Pietro Lombardo. Fino a prima del recente restauro della Tomba era stata sostituita da una copia.

Nella ricorrenza del settimo centenario della nascita di Dante, Paolo VI con la lettera apostolica “Altissimi cantus”, datata 7 dicembre 1965, evidenziava il profondo interesse della Chiesa per la figura di Dante. La lettera apostolica completava la serie di iniziative attraverso le quali papa Montini volle esprimere l’ammirazione sua e di tutta la Chiesa per il cantore della Divina Commedia. Il 19 settembre dello stesso anno il Papa aveva inviato per la tomba del Poeta a Ravenna la croce d’oro, come segno della risurrezione che Dante professava.

La croce in particolare sanciva il riconoscimento di Dante quale figlio devoto della Chiesa, ponendo le sue reliquie sotto il segno fondamentale del mistero cristiano, respingendo l’idea sorpassata di un Dante eretico e ribelle. In particolare Paolo VI scrisse all’arcivescovo Baldassarri di Ravenna che la Divina Commedia è “poema dell’umanità, della civiltà, della filosofia e teologia, poema dell’unione e dell’armonia dell’ordine naturale con il soprannaturale, della vita presente con l’eterna”. “Onorate l’altissimo poeta!” è  l’invito-appello con cui Paolo VI conclude l’ “Altissimi cantus”.

L’Omaggio del Comune di Ravenna al Papa

Divini Poetae Dantis Alighierj Sepulcrum a Card. Aloisio Valentino Gonzaga Prov. Aemil. Leg. a fundam. restitutum Cur. Camillio Morigia Archit. Aeneis Tabulis Expressum anno MDCCLXXXIII.

Florentiae, Excudebat Benedictus Eredi et Joan. Baptista Cecchi, 1783.

Prima edizione; album di dimensioni mm 647×450; testo latino; dieci carte, impresse solo al recto, comprensive di occhiello, ritratto di Dante, frontespizio, dedicatoria dell’autore a Giacomo Durazzo, quattro tavole figurate, una carta bianca.

La serie di incisioni venne edita a memoria della costruzione della Tomba di Dante, commissionata nel 1780 da Luigi Valenti Gonzaga (1725-1808), cardinal legato a Ravenna: l’impresa consacrò la notorietà dell’architetto ravennate Camillo Morigia (1743-1795), autore del progetto dell’edificio, e ne favorì le numerose commissioni, anche fuori città.

Nella dedica si fa riferimento alla visita di Giacomo Durazzo e della moglie Maria Teresa Valenti Gonzaga e all’indignazione dell’intellettuale genovese di fronte al precedente sepolcro dantesco, che versava in misere condizioni: il progetto per il nuovo mausoleo prese dunque avvio dalla volontà del cardinale Valenti Gonzaga di porre rimedio allo stato disdicevole della sepoltura del poeta e di donare a Ravenna un monumento degno dell’imperitura gloria di Dante. Le tavole architettoniche si devono all’invenzione di Camillo Morigia e alla traduzione di Benedetto Eredi (1750-post 1815), incisore ravennate attivo a Firenze.