Foto Shutterstock

Quali eventi vanno ospitati nelle “case” della storia e dell’arte?

Come ogni anno torna a Ravenna la manifestazione Giovinbacco dedicata all’enologia. Un evento, in programma il 23, 24 e 25 ottobre, ormai “classico”, organizzato con il patrocinio e la compartecipazione del Comune; una vetrina, con degustazioni, per le produzioni vinicole. Nel 2020 le cantine sono ospitate in alcuni dei più importanti luoghi storici e culturali della città. Come Palazzo Rasponi dalle Teste e la Biblioteca Classense, insieme, non meno importanti, al Mercato Coperto e al Palazzo dei Congressi.

Proprio su questo aspetto sono emersi dubbi da più parti, in merito all’opportunità di concedere, da parte dell’Amministrazione, i luoghi di cui sopra, in particolare il Palazzo Rasponi e la Biblioteca. Le opinioni sono varie e ruotano attorno ad un quesito: come “utilizzare” i luoghi di cultura? Sono contenitori “aperti” o dovrebbero meritare una sorta di “intangibilità”, cioè ospitare solo eventi a tema, connessi ai luoghi? In questo caso, qual è il legame tra la mostra del vino, le degustazioni, e un contesto che ad esempio ospita anche antichi manoscritti e incunaboli? Qual è il legame con un antico palazzo nobiliare?

Il rischio evidenziato, anche riconoscendo il valore delle varie iniziative, è quello di una “spettacolarizzazione” dei luoghi d’arte e di cultura, che non sempre potrebbe valorizzarli al meglio, stravolgendone gli “usi” originari. E’ lo stesso dibattito connesso al “Dante pop”: ora molti eventi sono organizzati sotto l’egida dantesca. Si rischia un effetto saturazione.

Ritornando alla manifestazione enologica, c’è chi si chiede quale sia il reale tasso di territorialità, considerato che il territorio comunale di Ravenna non è vocato alla produzione vinicola. Altro tema è quello del consumo di alcol: l’orizzonte di queste manifestazioni deve essere anche quello dell’educazione al “buon bere”, al bere sano e soprattutto con moderazione. Le proposte romagnole sono sicuramente all’insegna della qualità, ora occorre puntare decisamente alla prevenzione di comportamenti scorretti, che possono trasformare un’abitudine moderata in una pericolosa dipendenza. Un’opera di sensibilizzazione che deve vedere l’ente pubblico in prima fila.