Leonidas Kavakos (foto di Jan-Olav Wedin)

Leōnidas Kavakos e Antoine Tamestit con l’orchestra Cherubini

Insieme, due dei solisti più virtuosi della scena internazionale e due antichi e inestimabili Stradivari: il risultato è quello di cui il pubblico di Ravenna Festival potrà godere domenica 27 giugno, alle 21.30, nello spazio suggestivo della Rocca Brancaleone, deputato anche in questa XXXII edizione agli appuntamenti sinfonici. Sul palcoscenico saliranno, insieme all’Orchestra Luigi Cherubini, Leōnidas Kavakos, ovvero il “violinista dei violinisti”, come è stato soprannominato il musicista ateniese, qui nella doppia veste di solista e direttore d’orchestra, e Antoine Tamestit, violista francese acclamato in tutto il mondo. Imbracciando rispettivamente un violino Stradivari “Willemotte”, costruito nel 1734 quando il leggendario liutista aveva ormai 90 anni, e una viola detta “Mahler” che è la prima (e una delle pochissime) creata invece da un giovane Antonio Stradivari agli inizi della carriera, nel 1672, ancora influenzato dal maestro Amati. Come a riassumere idealmente nello spazio di un concerto l’irripetibile epopea creativa del più celebre, quasi mitico, costruttore di strumenti di ogni tempo. Un incontro che si celebra nel nome di Mozart, con la sua Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore per violino, viola e orchestra K 364, mentre il concerto si completa con l’affresco sonoro della Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88 di Antonín Dvořák. L’evento è possibile grazie al sostegno di Pirelli.

Se Kavakos può dirsi un vero e proprio amico di Ravenna Festival, dove si è esibito più volte già dal 2003, sia al violino che sul podio dell’orchestra, anche per Tamestit si tratta di un ritorno – due anni fa partecipò al Festival con l’Orchestre national de France– ma è proprio l’incontro delle due personalità artistiche a rendere imperdibile questo concerto, soprattutto perché avviene sul terreno di un’opera che Mozart compone nel 1779, costretto nel gretto ambiente salisburghese ma per gli straordinari musicisti dell’orchestra di Mannheim. Una Sinfonia concertante, che per definizione è un incrocio tra il compatto e serioso stile sinfonico e le divagazioni virtuosistiche dello stile concertante, qui affidate al dialogo di due voci, appunto il più funambolico violino e la più scura e riflessiva viola, in un’architettura ampia e dal profondo carattere espressivo e su un tessuto orchestrale particolarmente ricco di colori e percorso da un’inarrestabile vitalità ritmica.

Una sorta di “incrocio” è anche quello che sta alla base dell’Ottava Sinfonia di Dvořák: un’architettura apparentemente classica e tradizionale, ma sotto la superficie animata da quella libera ispirazione che scaturisce da una natura poetica – “io non sono solo un musicista assoluto, sono un poeta” ebbe a dire il compositore boemo. Una libertà che almeno nelle intenzioni sconfina verso il poema sinfonico di ascendenza lisztiana, ma che in ogni caso si esprime in una inesausta e sempre fresca invenzione melodica, nel segno del più schietto spirito romantico. A partire dalla melodia bellissima che apre l’Allegro iniziale, lunga, densa e patetica che si innesta poi nell’emozione del secondo tema, in un accostamento che ispira l’intera partitura e da cui sembra germogliare la ricca tavolozza espressiva che da lì si dipana.

Info: 0544 249244 – www.ravennafestival.org

Biglietti: da 25 a 45 Euro, under 18 5 Euro

L’appuntamento sarà disponibile in streaming su ravennafestival.live