Lunedì 5, martedì 6 luglio alle 21.30 nella Basilica di S. Francesco con due diversi programmi

Una stella incandescente di colori, fantasia, immaginazione; una creatività destinata a illuminare le generazioni a venire, una scia brillante che ha cambiato per sempre il cielo della letteratura e della musica: tutto questo è Dante Nova, la visione che l’ensemble La fonte musica – diretto da Michele Pasotti, anche al liuto, e accompagnato dalla voce narrante di Elio De Capitani – propone lunedì 5 e martedì 6 luglio, sempre alle 21.30, nella Basilica di S. Francesco. Con due distinti programmi musicali che ripercorrono le tre cantiche, dai silenzi carichi di lamenti ai concerti angelici (lunedì Inferno e Purgatorio, martedì Paradiso), La fonte musica attinge dal tesoro trecentesco dell’Ars Nova, la cui fioritura cominciò proprio mentre Dante scriveva la sua Commedia e che sarebbe stata poi codificata da Philippe de Vitry e Johannes de Muris nei trattati comparsi negli ultimi anni di vita del Poeta. Così l’ensemble ci guida alle fonti della poesia e della musica dell’età moderna, quando il Medioevo consegnò il testimone all’Umanesimo.

L’Inferno è muto; il silenzio è rotto solo da grida e lamenti, nessuno canta o suona. Ma La fonte musica ha deciso di dar voce ad alcuni dei dannati e ai sentimenti che li agitano. Dopo una ballata a tre voci che descrive la parabola di un uomo che ha toccato il punto più basso della propria esistenza – smarrito, per dirla con Dante, in una selva oscura – il programma traduce in musica l’incontro con Pluto, divinità infera che parla una lingua incomprensibile, la riflessione di Dante sulla Fortuna, l’invettiva contro Firenze con cui si apre il canto di Ulisse…fino al magnifico mottetto di Guillaume de Machaut, Fons Totius Superbiae / O Livoris Feritas / Fera Pessima, che illustra l’essenza del male e la natura del diavolo: fonte di ogni superbia, bestia rabbiosa e feroce.

Nel Purgatorio la musica è invece costantemente presente; qui i canti di lode e penitenza si alternano ai canti d’amore stilnovistico, a partire dall’incontro del Poeta con l’amico musico Casella, che intona i versi danteschi Amor che ne la mente mi ragiona e così celebra la musica come dulcedo, dolcezza che rapisce e porta verso l’alto. Purtroppo questo canto su testo di Dante non ci è pervenuto, ma uno dei brani che si avvicina di più a questa idea del sentimento stilnovistico èChe Cos’è quest’Amor? di Francesco Landini. L’itinerario continua brani “penitenziali”, canti mariani e inni. E ancora: il sogno della sirena, l’angelo della castità, il sogno di Lia e poi l’incontro con Matelda nel Paradiso terrestre sulla cima del monte Purgatorio. Infine, naturalmente, Beatrice, a cui è associata una delle più belle melodie dell’Ars Nova italiana, Più chiar che’l sol di Antonello da Caserta.

NelParadisola prima figura che canta è ancora una donna: nel primo dei nove cieli, quello della Luna, Piccarda Donati intona una preghiera a Maria, a cui è dedicata la maggior parte della musica nella terza cantica. La sequenza anonima Ave Stella Matutina, databile alla fine del XIII secolo e proveniente dai Servi di Maria di Siena, è una meravigliosa melodia scritta negli anni in cui Dante viveva a Firenze – si può immaginare che l’abbia ascoltata. Il programma include anche l’Osanna dalla Messa di Notre Dame di Guillaume de Machaut, Le Ray au Soleyl di Johannes Ciconia, splendido canone a tre diverse velocità che dipinge in musica un raggio di sole, canoni dal Llibre Vermell de Montserrat, un canto gregoriano…A coronare il percorso il Credo III di Zacara da Teramo, che con i suoi ornamenti ultraterreni, le sue sospensioni, la sua dolcezza ci trasporta in un’altra dimensione di virtuosismo e bellezza.

La fonte musica, ensemble specializzato in musica tardomedievale, soprattutto del Trecento italiano, è stato fondato ed è diretto da Michele Pasotti. Al centro dell’idea di interpretazione de La fonte musica sta il “tornare alle fonti” (da cui il suo nome), alle radici della polifonia, al senso dei testi lirici e delle scelte compositive, attraverso strumenti d’epoca e una serrata ricerca filologica. L’ensemble è stato ospite dei più importanti festival di musica antica europei ed è già stato ospite di Ravenna Festival nel 2020 per l’unico concerto della XXXI edizione nella Basilica di S. Vitale, filmato per lo streaming; i concerti dell’ensemble sono stati trasmessi anche da Rai Radio 3, BBC, ORF e l’ultimo disco è stato premiato con il Diapason d’Or (da Diapason, che l’ha inserito fra i 100 dischi che ogni amante della musica dovrebbe conoscere) e come Disco del mese da Amadeus.

Con Michele Pasotti, al liuto e alla direzione, ci saranno Francesca Cassinari, Alena Dantcheva e Alice Borciani (soprani), Gianluca Ferrarini e Massimo Altieri (tenori), Marco Scavazza (baritono) e Matteo Bellotto (basso); Efix Puleo (viella da braccio), Teodoro Baù (viella da gamba), Nathaniel Wood (tromba da tirarsi). Ermes Giussani (trombone) e Federica Bianchi (organo e clavicymbalum).

Elio De Capitani ha legato il suo nome al Teatro dell’Elfo, di cui è entrato a far parte non ancora ventenne nel 1973 e dal 1992 è con Ferdinando Bruni direttore artistico del Teatro. Attore in molti spettacoli del giovane Salvatores, passa alla regia nel 1983. Molti lo ricordano nei panni del Caimano del film di Nanni Moretti, ma la sua patria è il teatro: dalla sua prima regia, ha firmato una cinquantina di spettacoli – da solo o a quattro mani con Ferdinando Bruni – dirigendo Mariangela Melato, Umberto Orsini, Toni Servillo, Lucilla Morlacchi, Paolo Pierobon, ma soprattutto gli attori dell’Elfo. Ha ricevuto i più importanti premi teatrali italiani: Premio ANCT – Associazione Nazionale Critici di Teatro, Premio Ubu , premio Hystrio, Premio Ennio Flaiano.