La donna sospettava di essere stata avvelenata, poi l’attivazione del “Codice Rosso”: indagini dei Carabinieri coordinati dal sostituto procuratore Cristina D’Aniello

Un’indagine complessa e nello stesso tempo sul filo delle ore ha permesso alle forze dell’ordine di fermare un uomo con le accuse di tentato omicidio, violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti dell’ex coniuge.

Alcuni particolari della vicenda, su cui si mantiene riserbo, sono stati illustrati oggi dal procuratore facente funzioni Daniele Barberini, dal sostituto procuratore Cristina D’Aniello, che ha coordinato le indagini, dal comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Marco De Donno e dal maggiore Claudio Martino, comandante del Nucleo Investigativo.

L’attività investigativa ha avuto inizio nei giorni scorsi, quando una donna si è recata in un Comando Stazione del Faentino per denunciare le violenze fisiche e verbali da parte dell’ex coniuge, italiano. Con un terribile sospetto, avvalorato anche da minacce subite e da malesseri: che l’uomo potesse aver provato a somministrarle di nascosto medicinali in sovradosaggio. Anche grazie alla sensibilità del maresciallo che ha raccolto la denuncia, è stato attivato subito il “Codice Rosso”; successivamente, con ulteriori verifiche (compresi gli esami tossicologici) è stato messo in luce da parte degli inquirenti “un reale tentativo continuato di avvelenamento” da parte dell’uomo attraverso la somministrazione di dosi di anticoagulanti sciolti nel caffè, per procurare alle donna emorragie.

Ora l’ex marito è in carcere a Ravenna, in attesa dell’udienza di convalida del fermo di indiziato di delitto. La donna è stata messa in protezione.

La vicenda, è stato evidenziato nella conferenza stampa, dimostra come sia possibile “arrivare prima” e come sia indispensabile che le donne denuncino. Hanno avuto un ruolo decisivo vari fattori: il coraggio della donna, l’empatia di chi ha raccolto la denuncia, la prontezza e l’efficacia delle indagini.