Il rendering del nuovo palazzetto

Le riflessioni sulla struttura, mentre per il Pala de André si annunciano prezzi “calmierati”

Continua ad essere di grande attualità il tema del nuovo palazzetto dello sport di Ravenna. Recentemente si è tenuta una seduta del Consiglio comunale che ha avuto come tema centrale il progetto e la sua evoluzione, così come richiesto in particolare dalle opposizioni.

Intanto, la stampa locale ha dato notizia ieri della sospensione, per un anno, degli effetti dell’interdittiva antimafia che aveva colpito il Consorzio Research, impegnato nelle opere di edificazione.

Dunque, i lavori ora potranno continuare, si attende comunque a breve anche il pronunciamento del Tar. Con la sospensione degli effetti dell’interdittiva, il Tribunale di Salerno ha riconosciuto gli sforzi dei nuovi vertici del Consorzio, che mirano, spiega in particolare il Resto del Carlino all’inserimento della società nella “white list” della Prefettura di Salerno.

Le notizie non finiscono qui. Perché il sindaco de Pascale, in merito alle tariffe del Pala de André, ha annunciato, ancora dalle pagine del quotidiano, un “calmieramento” che coinvolgerà le società sportive ravennati di vertice: il nuovo bando obbligherà il gestore a mettere l’impianto a prezzo di costo. Un’esigenza sentita, viste le grandi differenze con i “prezzi” proposti in altre realtà, come ad esempio Faenza: secondo le cifre rese note, al PalaCattani le squadre pagano 2000 euro più Iva a partita, mentre per il Pala de André ne devono sborsare 9.400.

Si tratta di un grande passo avanti, auspicato da molti, compreso Ravenna24ore, che ormai da anni dà voce a questa diffusa necessità.

Ora manca però un altro tassello, in particolare riguardante la nuova struttura ravennate. Essendo quello del Palazzo delle Arti e dello Sport un servizio pubblico di rilevante utilità sociale, sarebbe preferibile la gestione diretta da parte del Comune.

In ogni caso, se affidato a terzi, andrebbe “commercializzato” secondo tariffe simboliche prefissate dall’ente: in questo modo potrebbero beneficiarne pienamente lo sport di base, le varie associazioni e ogni operatore locale.

Da più parti si ritiene che non ci debba essere business sui noli: deve prevalere la pubblica utilità, un po’ come per gli asili o i biglietti dei musei. (RH)