Il sindaco Michele de Pascale con a fianco l'assessore Giacomo Costantini e l'ex assessore Roberto Fagnani, entrambi con la delega allo Sport

Riflessioni sul polo del Pala De André e sul ruolo del Comune

Troverà finalmente pace il polo del Pala De André? Riuscirà ad esprimere al meglio le proprie potenzialità, al netto dei ritardi e dell’aumento dei costi, sempre più insostenibile? E’ quello che a Ravenna si chiedono in molti, comprese naturalmente le società sportive.

Una premessa, se vogliamo “metodologica”, pare d’obbligo: stiamo parlando di un’area armonica di 5 ettari concepita, interamente, come un’opera d’arte. L’intuizione di Raul Gardini fu proprio quella di lasciare alla città un segno tangibile, magari con una certa dose di “grandeur” ereditata dagli anni ‘80: lo dimostrano anche la tipologia della struttura, in particolare della cupola, e la collocazione, nel 1990, dell’opera Grande Ferro R di Alberto Burri.

Col tempo molto di questa armonia è stato perduto: impieghi più banali e impianti pubblicitari hanno dato un nuovo volto all’area; la stessa opera di Burri giace “dimenticata”, quasi messa in un angolo. Mentre è alle porte, adiacente al primo, il nuovo palazzetto, un parallelepipedo in cemento armato in una zona progettata da altri.

Naturalmente, dopo oltre trent’anni i tempi sono cambiati. Ricordare semplicemente, con nostalgia, un’“età dell’oro” che non esiste più sarebbe sbagliato. Ma qualcosa, certo, si può, si deve fare: magari imparando anche dalle scelte compiute.

Le società sportive non sono state sufficientemente tutelate; non sono stati previsti da parte del Comune “ammortizzatori” a copertura dei costi, in modo che non diventasse un lusso – inaffrontabile – giocare le partite in casa.

Un altro tema è quello della tipologia di eventi: l’Arena di Verona, ad esempio, si usa quando il tempo e la stagione lo consentono. Per il Pala de André, visti gli alti costi di gestione e dell’energia potrebbe essere la stessa cosa, con un “fermo” nei mesi invernali. Mentre i panelli solari installati nel parcheggio, così come annunciato dall’Amministrazione, rischiano di risultare solo un palliativo.

Una riflessione merita poi il contratto di gestione: per il futuro occorrerà che la parte pubblica svolga comunque un ruolo ulteriore, visto che il bene in questione è comunque della collettività. In ultimo vi è il grande tema delle manutenzioni di una struttura affidata, appunto, per anni a un privato: per quanto riguarda la riconsegna in contraddittorio fra le parti, molti consigliano di integrare il verbale con perizie svolte secondo il metodo, adottato in editoria, del “double blind peer review”. Una valutazione “cieca”, svolta singolarmente da più esperti esterni anonimi, che esprimono un giudizio sulla materia. Questo, eventualmente, per evitare inconvenienti intervenuti in altri impianti comunali, vista appunto l’origine artistica di tutto il comparto.

Se come appare siamo all’anno “zero”, per il polo dello sport e delle arti occorre un approccio nuovo. Lo stesso che stanno cercando, pragmaticamente, i Comuni di Forlì e Cesena per le loro strutture: il primo, che gestisce direttamente i due palazzetti cittadini, ha annunciato che si accollerà, per conto delle società sportive, gli aumenti delle spese per l’energia; Cesena dal canto suo pensa ad una nuova disciplina delle concessioni. Le riflessioni, in tutta la Romagna, sono aperte. (RH)