La sede del Liceo Artistico in via Tombesi dall'Ova

L’incontro in sede, i ragazzi preparano un documento

È vicina la riapertura del “Nervi-Severini”, occupato da una settimana. Nelle fasi iniziali la scuola era accessibile ma senza lezioni “tradizionali”; poi il blocco, con l’ingresso di via Tombesi dall’Ova consentito solo ai manifestanti (mentre la sede del Severini è rimasta aperta).

Era stata rigettata la proposta iniziale del preside Paolo Taroni per un’assemblea d’istituto ed, eventualmente, per un’iniziativa di autogestione o di co-gestione.

La situazione è monitorata anche dalle forze dell’ordine, dato che nei termini attuali l’occupazione si configura penalmente come un interruzione di pubblico servizio: è stata scelta prima di tutto, in modo lungimirante, la strada del dialogo.

Infatti, ha avuto luogo un incontro tra il vicepreside del Liceo Artistico, Giuseppe Marino, e gli studenti (sono una ventina gli occupanti): i ragazzi stileranno in queste ore in assemblea un documento con i loro “desiderata”, che poi verrà sottoposto alla dirigenza scolastica. I ragazzi hanno assicurato che da domani, martedì 12 dicembre, la scuola sarà riaperta. La protesta riguarda vari ambiti, come la necessità di più spazi per lo studio e temi internazionali, come la situazione del popolo palestinese.

Questa mattina tanti studenti, accompagnati anche da alcuni genitori, hanno atteso fuori dall’istituto scolastico per conoscere l’evoluzione della vicenda ed eventualmente entrare. Il portone di via Tombesi dall’Ova si presentava chiuso anche con fascette di plastica, poi rimosse. Dalle finestre, con il megafono, un dialogo a distanza: “Lo facciamo anche per voi”, hanno detto gli occupanti agli altri ragazzi. Dalle informazioni risulta tutto in ordine all’interno del plesso.

Il gesto dimostrativo degli studenti si presta naturalmente – ed è avvenuto puntualmente di fronte alla scuola – a varie riflessioni: sul diritto di manifestare, certo, ma anche sui disagi e sulle richieste di chi invece vuole seguire le lezioni. Qualcuno ha ricordato, magari con una certa nostalgia, le occupazioni del passato – “scusi ma lei non è andato a scuola gli anni ‘70?”-; mentre un genitore si preoccupava di tutte le interrogazioni che ora si dovranno recuperare. Anche questo, perché no, potrà essere oggetto di dialogo.

M.M.