Il bilancio dell’attività dell’anno e la richiesta di apertura dello scivolo per piccoli natanti e gommoni

Un anno intenso quello che volge al termine per l’associazione Paguro: sono 2.135 le immersioni realizzate nell’area di tutela biologica del Paguro per un totale di oltre 150 ore di attività volontaria dei soci ed amici per l’attività di accompagnatore subacqueo volontario.

Lo scorso 26 settembre, nel 50° dell’incidente alla piattaforma Paguro, dove perirono anche tre tecnici (Arturo Biagini, Pietro Peri, Bernardo Gervasoni) l’associazione ha organizzato una commemorazione alla presenza dei familiari delle vittime, ai reduci dell’incidente, alle autorità cittadine civili e religiose, ai subacquei ed amici.

 

“Il 2015 ha anche riproposto a tutti due problemi per i quali facciamo un appello alle autorità – spiega l’associazione -. I ripetuti abusi che vengono commessi nell’area di tutela biologica del paguro (SIC) con l’esercizio abusivo della pesca sportiva e non. Decine di imbarcazioni vengono spesso sorprese dai nostri soci ad esercitare la pesca e spesso sappiamo di imbarcazioni che organizzano vere escursioni di pesca notturna con decine di persone. Richiediamo un forte impegno delle autorità a sanzionare pesantemente gli abusi, atteso che ora l’area è riconosciuta come “zona SIC di interesse comunitario” che dovrebbe prevedere sanzioni amministrative di migliaia di euro ed in caso di recidiva anche la confisca del natante. Ringraziamo comunque le autorità di polizia, finanza ed in particolare della guardia costiera per l’impegno comunque realizzato nel corso dell’anno.

  • Nel 2011 – prosegue l’associazione – avevamo presentato una petizione per l’apertura dello scivolo per piccoli natanti e gommoni già costruito e pronto a Porto Corsini da parte dell’Autorità Portuale. Siamo l’unica realtà dell’alto Adriatico (da Porto Garibaldi a Fano) che non dispone di uno scivolo pubblico per piccoli natanti. Siamo l’unica realtà che non è in grado di garantire un servizio pronto ed urgente neanche per le emergenze della Protezione Civile e Vigili del Fuoco. Facciamo appello all’Autorità Portuale, al Comune di Ravenna, alla Capitaneria di Porto affinchè procedano all’immediata apertura e fruizione delle strutture già realizzate e pienamente operative (teoricamente) sia a Porto Corsini che a Marina di Ravenna. Centinaia di diportisti e di subacquei sono spesso costretti ad accedere al mare in aree pericolose ed inadatte, mentre è sono pronti, da tempo, due scivoli che non si possono utilizzare”.