E’ previsto un compenso forfettario per ogni capo

La nutria, il roditore importato in Italia per la produzione di pellicce già negli anni venti, a causa degli sversamenti nei fiumi invade ormai la Penisola. L’incremento molto consistente a causa dell’elevato tasso riproduttivo e della bassissima mortalità naturale, per le alte doti di adattamento al clima, ha portato non pochi problemi all’idraulica di molti corsi d’acqua perché, al pari di altri animali, scavano profonde gallerie per riprodursi, indebolendo notevolmente gli argini che assieme alla forza idrica li minano, alle volte irreparabilmente sino a farli cedere. Ad esempio nella frazione di San Matteo, nel modenese, secondo quanto appurato dai tecnici, il collasso dell’argine del Secchia è stato causato proprio per effetto dell’interazione tra la piena e le tane di animali selvatici, che ne ha ridotto la resistenza. Il Comune di Faenza ha così emesso, nei giorni scorsi, un’ordinanza che dichiara l’emergenza nutrie nel territorio comunale e avvia il controllo della specie attraverso la soppressione degli animali. Sono abilitati alla soppressione i cacciatori durante l’esercizio dell’attività venatoria nei territori loro assegnati, i coadiutori abilitati dalla Provincia per tutto l’anno sul territorio comunale, non nelle aree urbane, i dipendenti degli Enti Gestori del territorio, gli agricoltori in possesso di licenza di caccia nel perimetro dell’azienda agricola in proprietà o in conduzione esclusivamente nelle aree cacciabili. Le nutrie si possono cacciare anche con gabbie-trappola. Le carcasse degli animali dovranno essere interrate ad una distanza non inferiore a 20 metri da pozzi di alimentazione idrica e da corsi d’acqua naturali. E’ previsto un compenso forfettario per ogni capo.