Non ci sembra così strano porsi qualche domanda sul Parco del Delta del Po se ci si confronta sui problemi senza difendere aprioristicamente le proprie convinzioni. Non è in discussione il Parco in quanto tale ma i limiti che si riscontrano nella sua azione e nell’utilizzo che si fa di questa importante e irrinunciabile realizzazione. L’esperienza deve insegnare qualcosa e non si può perseverare nell’errore, se di errore si tratta.

A 22 anni dalla sua fondazione ci saremmo aspettati di più perché ci sembra che l’ambiente ravennate non goda di grande salute mentre la costituzione di un tale Ente, avrebbe dovuto fare la differenza. L’ortazzo e l’ortazzino, due zone di elevato valore ambientale che rientrano nei confini del Parco, sono ancora di proprietà di una società immobiliare. Le nostre pinete non si sono estese e si sono deteriorate, con una riduzione dei pini a vantaggio di essenze più “povere”. La Bassona e la foce del Bevano sono una incompiuta che ogni anno genera solo liti e rinvii. Del degrado presente nelle pialasse e nelle valli di Ravenna si è parlato a lungo. La Valle della canna e l’oasi di Punte alberete, raro esempio di foresta allagata, sono in stato comatoso come ci è stato detto da chi se ne occupa.
 

Le nostre valli, pinete e pialasse a nord e a est di Ravenna muoiono per mancanza di acqua dolce mentre confinano con due generosi fiumi, il Lamone e il Reno gonfi d’acqua tutto l’anno. Non è l’acqua a scarseggiare ma il buon senso.

Nell’Ente Parco la provincia di Ravenna, nel suo insieme, è rappresentata per il 41 %, Ferrara per il 59 %. Il Comune di Ravenna ha una quota di partecipazione del 18%, meno di quella di Comacchio che ha il 20%. Nel comitato esecutivo, che è l’organismo direzionale, siedono 3 consiglieri espressione di Ferrara. Ravenna ha 1 consigliere e il Presidente, per cui siamo tre a due.
 

Il comitato tecnico scientifico, presieduto da Giorgio Celli, etologo di fama noto ai ravennati per il parere favorevole espresso sullo zoosafari, è composto da sei componenti di nomina ferrarese e tre di nomina ravennate.

La sede del Parco è Comacchio dove è dislocato l’intero organico operativo di una quarantina di persone fra operai e impiegati. Nel Parco delle Foreste Casentinesi, ad esempio, l’organico operativo ha due sedi una in Toscana e una in Romagna.

Si dirà che il territorio del Parco del Delta è maggiore nel ferrarese però questo non fa che confermare i dubbi sulla marginalità di Ravenna. Gli investimenti effettuati annualmente dal Parco del Delta richiedono di essere cofinanziati dai Comuni. A quanto ammontano gli investimenti fatti negli ultimi cinque anni ? Quanti di questi sono stati fatti nel territorio Ravennate? L’impressione è che ne siano giunti ben pochi. Non c’è un coinvolgimento del privato che potrebbe dare un contributo alla valorizzazione di questa risorsa.

Rispondere a queste osservazioni dicendo che si sta facendo solo del campanilismo, significa non voler capire il problema posto che è di tutt’altra natura.
Le condizioni con cui Ravenna partecipa all’Ente Parco non ci sembra che siano le migliori e non ci sembra che l’Ente sia per Ravenna un reale moltiplicatore di opportunità, probabilmente per una errata gestione del nostro ruolo. Ci sembra inoltre che fra l’Ente e il territorio ravennate ci
sia troppa “distanza”. Forse occorre costituire rapidamente una commissione o gruppo di lavoro ravennate che esamini per bene la questione e metta in fila tutte le problematiche in essere con le relative soluzioni da adottare, che renda coerenti necessità e progetti sotto forma di un piano di intervento per il ravennate, definisca priorità sostanziali. Continuare come adesso ci sembra un peccato imperdonabile.

Carlo Zingaretti – Ravenna domani