Riceviamo e pubblichiamo.

“Gentile redazione,

ogni giorno da più parti si tenta di narrare che per marketing digitale e per marketing di innovazione si intenda solo ed esclusivamente un marketing operato via web.

Certo, la trasformazione digitale è e sta intervenendo in ogni settore, e il mondo dei media – stampa, cinema, tv, radio, affissione – ne è uscito per certi versi migliorato.

A titolo di esempio, nel mondo del cinema si è passati dalla pellicola ai file; nella radio, dai cd ai file; nel campo delle affissioni, si è passati dalla stampa con macchine roto offset alla stampa con macchine digitali, dalle affissioni statiche messe su dall’attacchino con il secchio della colla a quelle mobili programmate digitalmente; nel campo televisivo si è andati dai supporti magnetici ai file; nel mondo de giornali dalle bozze cartacee ai file. Inoltre è nato il web, un nuovo media, che di fatto è un nuovo “setaccio” di database.

Ma la rivoluzione digitale, come si può vedere, non è il solo web. Il marketing di innovazione è trasversale a tutti i mezzi di comunicazione. E un’azienda per comunicare in maniera efficace deve diversificare la sua strategia di marketing usando, e bene, tutti – o quasi tutti – i media, pena il progressivo indebolimento della sua immagine e la sua marginalizzazione.

Chi propugna l’idea che una strategia di marketing possa essere realizzata in toto attraverso il web sta facendo molto probabilmente i suoi interessi, ma non quelli delle aziende per cui presta la sua consulenza.

Altra follia molto diffusa in campo aziendale oggigiorno: trasformare il responsabile web in un responsabile marketing tout court, identificando in lui un innovatore onnisciente.

Il media mix è materia assai complessa e necessita di una profonda cultura tecnica in tutte le discipline dei media, non certo compensabile dalla conoscenza – anche ottima – di uno solo di essi, il web”.