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“Nel 2016 all’inizio del quinquennio di governo la città era 13esima”

Il 6 novembre scorso è stata pubblicata da Legambiente la graduatoria dell’“Ecosistema Urbano 2020”, elaborata sulla base di 19 parametri di valutazione della salute ambientale nei capoluoghi di provincia italiani (https://lab24.ilsole24ore.com/ecosistema-urbano/). Su 104, Ravenna è stata classificata al 51° posto, col punteggio del 54,51%, rispetto a quello massimo di 79,98% conseguito da Trento.

A riportare i dati è il capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale, Alvaro Ancisi, che sottolinea ad esempio il diverso piazzamento di Forlì, 12°, col 67,62%.

“Siccome l’anno in corso è l’ultimo dell’attuale quinquennio di governo della storica maggioranza di sinistra – attacca Ancisi –, la considerazione più impietosa che se ne ricava è il raffronto col 2016 di partenza, quando fummo al 13° posto col 61,57%, galleggiando poi tra il 53% e il 55% nei tre anni successivi”.

Il leader di LpR illustra quindi i dati parziali: “Il passo del gambero sarebbe stato clamoroso se gli unici piazzamenti parziali con cui Ravenna si è classificata tra le prime venti città non fossero stati: il 5° posto per le piste ciclabili, 26 metri quadrati per abitante, ottenuto spacciando per buone le molte fuori norma, a malapena tracciate per terra e senza alcuna protezione, o scassate, o dirette da nessuna parte (di qui, come vedremo, anche l’alto tasso di motorizzazione); e il 6° posto per gli alberi, 37 ogni cento abitanti, che, diversamente dal verde urbano per il quale siamo al 25° (nostra terza migliore posizione), si avvale soprattutto di dotazioni storiche, come le pinete piantate dai nostri antenati”.

“Nella parte opposta della classifica – prosegue –, oltre la metà e verso i bassifondi, il nostro Comune sta dove si respira peggio (53° posto per l’ozono e 67° per le micidiali polveri PM10); dove l’offerta del trasporto pubblico è più scadente (66°), dunque pessimo il tasso di motorizzazione (85°) e da ecatombe il tasso degli incidenti stradali (81°); dove, viceversa da un virtuoso trattamento dei rifiuti che è sinonimo di civiltà, la raccolta differenziata zoppica col rallentatore (60°) e la massa dei rifiuti generata, compresi quelli nocivi e pericolosi da record, è da pattumiera d’Italia (103°)”.

“Il sottoscritto – conclude Ancisi –, capogruppo della Lista che più si è battuta in tutte le circostanze e le sedi, giudiziarie comprese, contro la cementificazione del territorio vergine, con alcuni successi (a beneficio, per esempio, delle campagne tra Ravenna e Porto Fuori), tuttavia largamente insufficienti, punta però il dito sull’indicatore di malgoverno più atroce, perché insanabile per tutte le generazioni future: il 100° posto nell’uso efficiente del suolo. Meno di due mesi fa, fummo noi a far conoscere come il Comune di Ravenna fosse il peggiore tra i 328 comuni della nostra regione (e questa tra le peggiori d’Italia, mentre si inneggiava alla ‘rivoluzione verde’ in un’’Emilia-Romagna corridoio verde d’Italia’), per quasi 7 mila ettari di terreno consumati nel solo 2019”.