Olio di palma (foto di repertorio Shutterstock.com)

“Fermare già dal 2023 ogni sussidio alle ‘finte rinnovabili’ ottenute da oli vegetali e porre un freno all’impiego nell’industria alimentare”.

Legambiente ha presentato oggi, in diretta su Facebook (LINK) e YouTube (LINK), le principali situazioni presenti in Emilia Romagna che secondo l’associazione: “Fanno un uso scorretto dell’olio di palma e oli vegetali e dei biocarburanti in generale.

Si tratta di attività che hanno una pressione enorme sulle foreste tropicali e – nel caso dei biocarburanti- rappresentano una falsa soluzione alla lotta ai cambiamenti climatici”.

Un pieno di palle”, così Legambiente denuncia il “danno del greenwashing sul clima e sulle foreste pluviali del pianeta provocato da chi propone certe tipologie di biocarburanti come ambientalmente sostenibili. Parliamo di oli vegetali come la palma e la soia, che provocano importanti cambio d’uso del suolo con un suo conseguente impoverimento e distruzione di ecosistemi”.

Un danno insidioso che si nasconde all’interno dei biodiesel spacciati come sostenibili come l’ENIDiesel+ , ma che è presente anche in molti dei prodotti alimentari che arrivano sulle nostre tavole, in particolare nei prodotti dolciari ricchi di olio di palma”- commenta Legambiente.

Occorre dunque che i cittadini ed i consumatori siano consapevoli degli impatti di tali e pratiche. Questo l’obiettivo della campagna ‘Buycott Palm Oil’ lanciata la settimana scorsa da Legambiente a livello nazionale”.

A livello locale quindi l’associazione ha realizzato un focus regionale, evidenziando alcune casistiche macroscopiche in atto nella nostra regione.

Legambiente era già intervenuta a fine 2020 rivolgendosi al parlamentare ravennate PD Alberto Pagani affinché ritirasse l’emendamento che proponeva una proroga dello stop ai sussidi alle “finte rinnovabili” al 2030 invece che al 2023 come già era stato concordato in Senato, anticipando le indicazioni europee.