È indiscutibile la necessità di orientarsi verso le energie rinnovabili, ma secondo molti l’enorme redditività del comparto richiederebbe un maggior inserimento pubblico, come accade in Danimarca. E la distanza dalla costa sarà sufficiente per non danneggiare il turismo?

È stato presentato ieri, 18 febbraio 2021, il Progetto Preliminare dell’hub energetico “AGNES” al largo della costa di Ravenna, che comprende un parco eolico da 65 turbine. La presentazione fa seguito all’annuncio da parte di Saipem dell’agosto scorso e comprende una tabella temporale, che prevede per il 2022 il progetto definitivo, con la redazione completa di uno Studio d’Impatto Ambientale, e per il 2023 l’ottenimento delle autorizzazioni.

Al momento restano però diversi punti da chiarire. Se da un lato è evidente e indiscutibile la necessità di orientarsi verso le energie rinnovabili, già al momento dell’annuncio da diverse parti erano stati espressi dubbi e perplessità. A preoccupare, prima di tutto, era il rischio di inquinamento visivo a danno degli scenari paesaggistici. Non va dimenticato che la costa ravennate è inserita nel Parco del Delta del Po e il turismo balneare è uno dei comparti principali della città. Ma non va dimenticato il fattore economico, in quanto quello dell’eolico è un business molto redditizio, che forse dovrebbe essere reso disponibile alal collettività.

La bocciatura del progetto di Rimini

Il 28 novembre scorso il Comune di Rimini ha dato parere negativo a un progetto che prevedeva pale eoliche a 10 km dalla costa, con il Sindaco che sottolineava come “Un tale impatto visuale non è accettabile né davanti alle coste riminesi, né altrove”. L’amministrazione riminese si è detta intenzionata a valutare solo progetti più di stanti dalla costa, tra i 20 e gli 80 km.

Il progetto preliminare presentato a Ravenna indica come distanza della turbina più vicina alla costa 10 miglia marittime, circa 18,5 km, e da AGNES assicurano che le pale non saranno visibili dalla costa. Non sono certo i 10 km paventati a Rimini, ma resta una distanza inferiore a quella valutata dall’altro comune romagnolo come soglia minima (20 km), basterà a salvaguardare il paesaggio?

Il business dell’energia eolica

Altro tema che secondo molti sarebbe da valutare prima di dare il via libera a un progetto di queste dimensioni è quello economico. Giorgio Demurtas, ingegnere che vive e lavora in Danimarca e che da anni si occupa di eolico, intervistato dalla testata online specializzata EdilTecnico (potete leggere l’intervista completa al QUESTO LINK) nel 2013, sottolineava come “una turbina eolica da 1 MW, 60 metri di diametro, del costo di 1,5 milioni di euro, acquistata in cooperativa di 100 persone ha un costo equiparabile a quello di un automobile (15 mila euro) e renderebbe a ciascuno ben 2.500 € all’anno, per 25 anni. Questo é un ottimo investimento perché si ripaga in appena 6 anni”.

Per un business con questo tipo di rendimento forse sarebbe necessario l’ingresso diretto del pubblico, in modo che i guadagni ricadano sull’intera comunità, in modo da non limitarsi a fare i ‘guardiani’ di un sito energetico che potrebbe essere equiparato a un pozzo petrolifero.

“Spesso – aggiunge Demurtas – le amministrazioni locali ‘svendono’ i siti più ventosi a società private”, mentre i posti di lavoro ottenuti non vanno a compensare un guadagno che potrebbe essere molto più ampio realizzando l’impianto direttamente.

L’ingegnere spiega più avanti nella stessa intervista che “localmente occorre appena un diplomato ogni 3-4 turbine (9 MW), per gli interventi di manutenzione più semplici. I tecnici specializzati vengono inviati dalla casa madre per brevi periodi solo in occasione del montaggio. In Danimarca l’eolico è un successo sia perché i danesi sono in parte proprietari delle turbine, sia perché le fabbriche dei principali costruttori Europei si trovano in Danimarca”.

Il modello Danimarca e la ‘chiamata pubblica’

Proprio ispirandosi alla Danimarca, leader europeo in tema di energie rinnovabili ed eolico, alcuni lanciano la proposta di una ‘chiamata pubblica’ per creare tra i residenti della città una cooperativa di investitori. Come ricorda lo stesso Demurtas: “In Danimarca 150 mila famiglie e piccole cooperative locali sono proprietarie di turbine eoliche, spesso in multiproprietà, e guadagnano dal vento. Partecipare all’investimento per un impianto eolico è molto semplice grazie a una normativa nazionale che impone a chi sviluppa un nuovo impianto di metterne in vendita il 20% verso i residenti nel raggio di 5 km, o stesso comune”.

La legge italiana non impone in alcun modo questo tipo di comproprietà, che è per altro molto comune in tanti alti paesi come Germania, Olanda, Inghilterra, Australia, Canada e USA, ma potrebbe trattarsi di un’iniziativa interessante per il Comune di Ravenna. In alternativa, dicono altre voci, la redditività del comparto necessiterebbe comunque di essere oggetto di gara pubblica per l’assegnazione.