Campo agricolo con un lavoratore (Foto Shutterstock.com)

Agricoltura italiana leader per la sostenibilità con appena il 7,2% di tutte le emissioni di gas serra prodotte a livello nazionale

Mentre è ancora in corso a Glasgow la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop26), il nuovo rapporto Greenitaly diffuso in occasione dell’allarme lanciato dall’Onu in merito alle previsioni dei governi sulla produzione di carbone, petrolio e gas per il 2030, ha evidenziato l’anima ecologica dell’agricoltura italiana, leader per la sostenibilità con appena il 7,2% di tutte le emissioni di gas serra prodotte a livello nazionale, contro il 44,7% dell’industria e il 24,5% dei trasporti.

I continui investimenti in sostenibilità, possibili grazie alle ricerca scientifica e tecnologica, hanno interessato in questi decenni anche la frutticoltura ravennate, comparto che ha fornito e fornisce tutt’ora un grande contributo al processo di rigenerazione green dell’intera agricoltura, oggi più che mai custode dell’ambiente.

L’ammodernamento aziendale, la meccanizzazione intelligente e green, ma anche le buone pratiche colturali associate all’utilizzo di energie rinnovabili e alle tecniche innovative che riguardano l’irrigazione, quindi la difesa di aria, suolo e risorse idriche, hanno reso ancora più verde la frutticoltura ravennate.

Una spinta green alimentata anche dalla possibilità di diversificare le attività a livello aziendale, valorizzando i residui e i sottoprodotti di origine agricola, oltre che dalla necessità di far fronte ai costi crescenti delle materie prime andando quindi alla ricerca di una vera autosufficienza energetica.

Tutto questo mentre il crollo delle emissioni dei gas serra nel 2020 ha confermato che i veri responsabili dell’inquinamento sono le attività industriali e il traffico che infatti sono stati bloccati dalle misure restrittive legate all’emergenza sanitaria da Covid, mentre nei campi e negli allevamenti italiani si è continuato a lavorare a pieno regime per garantire i rifornimenti alimentari alle famiglie italiane, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ispra.

Il trend vede l’agricoltura italiana leader anche a livello europeo con emissioni pari a 30 milioni di tonnellate di CO2, la metà della Francia (76 milioni di tonnellate) e largamente sotto i 66 milioni di tonnellate della Germania, i 41 milioni del Regno Unito e i 39 milioni della Spagna.

La nuova economia verde ha non solo i campi, ma anche le stalle come protagoniste, con la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni in modo naturale e garantire all’Italia il primato nella produzione di energie rinnovabili come il biogas. L’obiettivo è quello di immettere nella rete 6,5 miliardi di metri cubi di gas “verde” da qui al 2030 che, oltre a salvare il clima, rappresenterebbero una soluzione anche contro il caro petrolio e le fluttuazioni dei prezzi dei carburanti.

Infatti partendo dall’utilizzo degli scarti delle coltivazioni e degli allevamenti – sottolinea la Coldiretti – è possibile arrivare alla realizzazione di impianti per la distribuzione del biometano a livello nazionale per alimentare le flotte del trasporto pubblico come autobus, camion e navi oltre alle stesse auto dei cittadini. In questo modo sarà possibile generare un ciclo virtuoso di gestione delle risorse, taglio degli sprechi, riduzione delle emissioni inquinanti, creazione di nuovi posti di lavoro e sviluppo della ricerca scientifica in materia di carburanti green. Gli impianti di biogas in Italia oggi producono 1,7 miliardi di metri cubi di biometano ma è possibile arrivare entro il 2030 a 6,5 miliardi con la trasformazione del 65% dei reflui degli allevamenti.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) – conclude la Coldiretti – rappresenta in questo senso un’opportunità importantissima per il pieno sviluppo del potenziale offerto del settore del biometano agricolo con l’obiettivo di arrivare alla produzione del 10% di gas rinnovabili nella rete del gas nazionale.