Una immagine del lago

In 25 anni scomparse più di 5000 piante acquatiche per la scarsa manutenzione del comune a cui è stato donato negli anni ’90. In origine il lago era dedicato a 34 vittime del secondo conflitto mondiale.

Soffre. Il Parco del Loto di Lugo soffre sempre di più e rischia seriamente di non riprendersi. La fioritura è sempre più scarsa. E dire che un tempo, il lago interno al parco, dedicato alle 34 vittime causate da un bombardamento inglese nel corso della II Guerra Mondiale, era interamente coperto di fiori. In pochi conoscono l’origine dello specchio d’acqua che caratterizza la città di Lugo. La famiglia Gallamini alla quale apparteneva lo ricavò in memoria di quelle vittime, ricordate anche da una stele che venne definitivamente distrutta da una delle ruspe del comune di Lugo durante un intervento successivo al passaggio di proprietà, donata all’amministrazione pubblica.  “Quando abbiamo ceduto il Parco al Comune nella prima metà degli anni 90 – ricorda Andrea Gallamini, nipote del fondatore del lago –  l’amministrazione comunale ci disse di non preoccuparci perchè avrebbero pensato loro alla manutenzione di tutti i fiori. In quel periodo tutta l’area circostante era occupata dalle serre di fiori di mio babbo. I Verdi pensarono che quell’area sarebbe stata l’ideale per ospitare quello che sarebbe dovuto diventare il più importante parco di Lugo e uno dei siti più turistici di tutta la regione. L’attrattiva principale erano i fiori di Loto. Il sindaco di allora – continua – ci promise che gli agronomi del Comune avrebbero mantenuto anche le piante acquatiche più rare e delicate, che poi furono le prime nell’arco di un paio d’anni a morire. Il triste epilogo che ebbero anche le ninfee poco prima del 2000 e i fior di loto bianchi dopo circa un decennio. Mio padre all’epoca aveva quindici dipendenti che oltre alle serre che ospitavano altri fiori, si occupavano del loto e delle ninfee del lago. C’era chi tagliava il canneto, chi estirpava le erbacce, chi andava con gli stivaloni in acqua a separare i rizomi e a metterne di nuovi, chi ripuliva la superfice dalle lenze, dagli ami e dai galleggianti abbandonati dai pescatori, chi esaminava i fondali, chi andava con le due barchette remando fino al centro del lago a tagliare i fiori e a dare il fertilizzante e altri accorgimenti indispensabili per garantire ogni anno la fioriture di tutte le piante acquatiche presenti. Fatto sta che – sottolinea – in oltre 25 anni sono scomparse più di 5000 piante acquatiche che all’epoca coprivano interamente la superfice del lago.  I fiori necessitano di manutenzione. Fino a qualche anno fa le piante più resistenti hanno avuto la forza di fiorire, ma ogni anno sono sempre meno. L’anno scorso ne sono fiorite meno di una decina. Perché anche i fior di loto più tenaci e robusti non sono eterni.”. Negli ultimi anni, Andrea ha cercato di fare leva sull’amministrazione per provocare un intervento capace di recuperare, almeno in parte, il lago e i suoi fiori. Ogni tentativo però è info ad ora andato a vuoto. “E’ da più di un anno che cerco di mettermi in contatto col sindaco per avere un colloquio con lui dedicato esclusivamente agli interventi da effettuare al lago del Parco del Loto per cercare di salvare il salvabile – precisa. “Per ora ho solo avuto dei colloqui con l’assessora dei verdi che ha ascoltato i miei consigli e ha dato la sua disponibilità anche nel contattare il Consorzio di bonifica per far defluire al lago più acqua dai due canalini per fornire quelle sostanze nutritive indispensabili per riattivare il processo vegetativo di tutti i rizomi che i questi ultimi due anni sono stati in stand by per mancanza di sostanze nutritive che, oltre all’acqua del Canale, possono ottenere solo dal fertilizzante in tabs per piante acquatiche dal costo di pochi euro. Sarebbe bastato recarsi al lago Superiore di Mantova che accoglie anche lui migliaia di fior di loto per avere ulteriori consigli da chi quel lago lo gestisce con successo da decenni, ma nessuno è mai andato a Mantova per avere consulenze botaniche in merito. Con questi e pochi altri accorgimenti la fioritura quest’anno sarebbe ripresa senza alcun dubbio, tra l’altro con un costo complessivo irrisorio. Ho anche dato la mia disponibilità a donare una parte della mia collezione di piante acquatiche da ripiantare al lago a patto che venissero fatti prima tutti gli interventi necessari per rivitalizzare i rizomi dei fiori superstiti. Ma sembra che per il Comune l’estinzione del loto non sia un problema prioritario – conclude. “Abito a Bologna dall’inizio del 2020 e non seguo più i fatti di Lugo, ma pochi giorni fa ho letto che sono stati spesi oltre 2 milioni di euro per un ulteriore restauro del teatro Rossini che tra l’altro era già stato ristrutturato anni fa. Mi chiedo: non si  poteva trovare qualche migliaia di euro per i lavori di manutenzione del lago coi fior di loto?”