Forasacchi (Shutterstock.com)

I consigli utili e l’approfondimento del dott. Giuliano Montalto, Direttore Sanitario della Clinica veterinaria San Gaetanino

Nel periodo primaverile/estivo capita spesso di vedere in campi, giardini, ma anche in aiuole pubbliche e ai margini della strada, i “forasacchi”, conosciuti anche come “spighe” o “spigarole”: si tratta del seme di una graminacea, chiamato arista, proveniente dalla pianta di orzo selvatico oppure dalla pianta di avena selvatica.

Quando la “spiga” diventa secca o è appena stata falciata e cade sul terreno può diventare un pericolo per i nostri amici a quatto zampe poiché la forma lanceolata della spiga, la presenza di peluria uncinante e l’apertura ad ombrello fanno sì che i forasacchi tendano a penetrare facilmente in molte cavità corporee. Il consiglio principale è dunque quello di evitare i luoghi in cui crescono le erbacce, o frequentarli tenendo il cane al guinzaglio e, dopo le passeggiate, controllare le orecchie ed esaminare accuratamente tutto il corpo del cane.

Sfalci regolari e segnalazioni

Il Comune di Ravenna fa eseguire da Azimut sfalci regolari nel periodo primavera estate (6 sfalci) nelle aree di propria competenza, ma non è possibile asportare tutte le spighe da tutti i terreni.

In ogni caso il Comune tramite Azimut, in caso di segnalazioni di infestazioni molto significative, verifica le situazioni particolari e valuta se ci sono azioni atte a ridurre la problematica, quindi in casi particolari è possibili segnalare o attraverso la app comuni-chiamo (qui il link: https://www.comune.ra.it/Segnalazioni) o mandando una mail a [email protected]

L’approfondimento del dott. Giuliano Montalto, Direttore Sanitario della Clinica veterinaria San Gaetanino

“Una delle principali problematiche, durante il periodo primaverile-estivo, per i nostri animali domestici sono i corpi estranei vegetali, semplicemente definite come spighe o spigarole” esordisce il dott. Giuliano Montalto, Direttore Sanitario della Clinica veterinaria San Gaetanino.

“Le spighe dell’orzo selvatico possono causare anche gravi danni – continua il dott. Montalto – soprattutto legati all’ingente numero di batteri che introducono all’interno del corpo, da qui la necessità di eliminare il corpo estraneo e trattare successivamente con antibiotico gli animali con infezione.

In questo breve articolo vorrei chiarire alcune cose che spesso vengono dette dai proprietari riguardo alle spighe, quasi mai rispondenti alla realtà.

Le spighe che entrano nel naso non rappresentano un’emergenza clinica, non arrivano al cervello e non vanno nei polmoni, semplicemente o si fermano all’interno delle coane nasali o entrando nel rinofaringe passano nell’apparato digerente senza causare danni.

Fermandosi nel naso causano gravi starnuti e irritazione e devono pertanto essere rimosse tramite un rinoscopio.

Le spighe che arrivano a livello polmonare entrano attraverso il cavo orale, quando il cane corre a bocca aperta in campi o giardini, possono essere rimosse solo con un broncoscopio flessibile. Sfortunatamente alcune di esse perforano il polmone andandosi a localizzare o in torace o a livello dei muscoli lombari, a tal punto possono essere eliminate solo tramite chirurgia.

Comuni sono le localizzazioni auricolari, entrando nelle orecchie i corpi estranei causano un grave fastidio con rotazioni violente della testa, se perforano il timpano possono essere causa di una otite media e generare infiammazione a livello cerebrale.

Molte false affermazioni vengono fatte riguardo ai corpi estranei sottocutanei, le spighe entrate per via interdigitali o nel fianco non entrano nelle vene, non perforano i muscoli come proiettili, ma semplicemente si muovono nel sottocute e devono pertanto essere eliminate.

Un’altra pericolosa localizzazione sono le spighe che entrano nell’occhio generando spesso delle gravi ulcere corneali, devono pertanto essere rimosse con rapidità e precisione.

Concludendo le spighe sono spesso causa di numerosi problemi, tuttavia raramente rappresentano una emergenza immediata per il soggetto colpito”.

Valentina Orlandi

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