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Deficit fino al 52% a seconda delle zone della regione secondo l’ultima indagine targata CER (Canale Emiliano-Romagnolo) e ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche Italiane)

Le precipitazioni cadute sui territori dell’Emilia-Romagna nelle ultime settimane hanno ricaricato la falda ipodermica solo in parte, non riuscendo a colmare il deficit nella riserva del medesimo periodo di riferimento (il mese di Dicembre) rispetto alla media storica 1997-2019: è quanto emerge dall’ultima indagine targata CER (Canale Emiliano-Romagnolo) e ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche Italiane) i cui ricercatori – basandosi sulle rilevazioni di Acqua Campus, il laboratorio tecnico-scientifico del CER a Budrio (BO) – hanno osservato una sensibile risalita dei livelli più marcata nei settori occidentali della regione (in particolare nelle aree di pianura di Parma e Piacenza) e uno stato di carenza più evidente nelle zone di Modena, Reggio Emilia e soprattutto Ferrara;  numeri che determinano dunque un quadro complessivo attuale nettamente deficitario con un divario che, da zona a zona, varia da -14% a -52% a causa dell’inerzia dei corpi idrici sotterranei che risentono ancora della marcata siccità degli ultimi periodi.

“I ricercatori di Acqua Campus CER-ANBI monitorano lo stato della falda freatica, o falda ipodermica, nel territorio regionale anche nei mesi invernali – sottolinea Raffaella Zucaro, direttrice generale del CER e coordinatrice di ANBI Emilia-Romagna – dato che è proprio questo il periodo in cui, grazie alle precipitazioni, si costituiscono le riserve d’acqua nel suolo e nel sottosuolo”.

Inoltre da ulteriori dati studiati dal CER (consultabili sul portale di Arpae al link: https://www.arpae.it/it/temi-ambientali/meteo/dati-e-osservazioni/mappe-agrometeorologiche) lo staff di Acqua Campus ha rilevato uno stato di umidità dei suoli che raggiunge la capacità idrica di campo: un indicatore importante poiché riflette come le ultime precipitazioni abbiano effettivamente consentito di ricaricare le riserve di acqua nel suolo, eccezion fatta però per alcune aree della Romagna e per il Ferrarese.

“L’evotraspirazione dei suoli è stato uno degli effetti collaterali agrometeorologici più difficili cui far fronte nella drammatica crisi idrica della scorsa estate – evidenzia Nicola Dalmonte, presidente del CER – e in quest’ottica l’indagine di Acqua Campus, per cui ringrazio i nostri tecnici, assume un valore ancora più rilevante poiché consente di proiettarci per tempo, già da adesso, verso la prossima stagione irrigua”.