Il parco regionale della Vena del Gesso Romagnola

Dibattito sul Piano territoriale del Parco regionale: il Comune chiede di modificarlo, la multinazionale Saint-Gobain vuole salvaguardare l’operatività dello stabilimento produttivo

Continua anche nelle ultime settimane lo scontro sulla cava di Monte Tondo a Casola Valsenio. Il braccio di ferro fra i diversi enti coinvolti riguarda oggi il Piano territoriale del Parco regionale della vena del gesso romagnola, dopo che già oltre un anno fa la Federazione speleologica regionale aveva chiesto di fermare le estrazioni.

Gli speleologi ribadiscono la richiesta che nel Piano sia prevista la cessazione dell’attività estrattiva e la conseguente data di chiusura del Polo di Monte Tondo.

Il documento proposto dal Parco ha già ricevuto, come riportato nei giorni scorsi dal Corriere di Romagna, critiche da parte del Comune di Casola Valsenio, che chiede di modificare i confini del Parco stesso e contesta la volontà dell’Ente di gestione di ricevere entro 6 mesi i risultati di qualsiasi ricerca scientifica condotta nel territorio.

Resta ovviamente ferma sulla propria posizione la multinazionale Saint-Gobain, proprietaria dell’area di estrazione, che già lo scorso 30 dicembre aveva sottolineato la volontà “di garantire la continuità dell’operatività dello stabilimento produttivo di Casola Valsenio e di tutelare il tessuto socio-economico locale e il paesaggio”.