Gli argini del fiume Sillaro

Allarme di Coldiretti sulla sicurezza idraulica

In una missiva inviata dalla Coldiretti Ravenna a Michele De Pascale, presidente della provincia di Ravenna, a Castrese De Rosa, prefetto di Ravenna, e a tutti i sindaci della provincia, l’organizzazione agricola pone l’accento sulla problematica legata alla proliferazione incontrollata degli animali fossori, in primis istrici.

A differenza della nutria, infatti, l’istrice costruisce le sue enormi tane negli argini, ben al di sopra della parte interessata dal flusso normale dell’acqua, quindi rendendo particolarmente vulnerabili gli argini stessi nella parte di minor spessore, quella che ha proprio la funzione primaria di contenimento delle piene, conclude la missiva. 

In merito ai problemi legati alla proliferazione incontrollata degli animali fossori, si sono espressi Nicola Dalmonte, presidente di Coldiretti Ravenna, ed Assuero Zampini, direttore di Coldiretti Ravenna, con le seguenti parole: “La presenza abnorme di animali fossori lungo argini e alvei della rete fluviale provinciale è un fattore determinante per l’indebolimento della sicurezza idraulica del territorio. Come emerso da un recente incontro in Regione e come da noi più volte evidenziato, l’istrice è stato inserito tra le specie protette in via di estinzione, ma invece presente in decine di migliaia di esemplari. Alla luce dei dati emersi in merito alla presenza dell’istrice e sulla base delle tane censite lungo argini e alvei, riteniamo che tale specie debba uscire dalla categoria di quelle protette per possibile estinzione, dato che, senza l’attivazione di un piano di controllo e di contenimento apposito, tutto il lavoro di ripristino e di messa in sicurezza degli argini rischia di essere minato in pochi mesi, coi cittadini e col territorio agricolo nuovamente a rischio di ulteriori eventi alluvionali”, terminano Dalmonte e Zampini. 

Coldiretti, poi, sempre in merito al tema ha rivolto anche una richiesta ad enti e ad autorità, di seguito riportata: “La specie istrice, per ragioni di sicurezza del territorio e di pubblica incolumità, va assoggettata ad un piano di controllo ad hoc, così come già avviene per la nutria, non procedere in tal senso andrebbe, infatti, ad esporre il territorio a rischi idraulici notevoli. Altro tema che riteniamo vada approfondito insieme agli operatori economici, ai cittadini e al territorio stesso, è quello dell’individuazione di aree per la gestione di eventuali esondazioni controllate. Crediamo, infatti, che tale possibile strategia, ventilata durante incontri in Regione, non possa essere analizzata ed affrontata ‘a tavolino’, senza un coinvolgimento diretto e concreto con chi il territorio lo vive. Chiediamo, pertanto, uno studio puntuale sugli effetti che tali esondazioni controllate potrebbero avere sul territorio e sui beni coinvolti, ad esempio deprezzamento di fabbricati e terreni e strumenti di indennizzo dei danni, e la massima condivisione dei dati in questione con chi il territorio lo abita, lo vive e lo lavora. La cura del territorio e della sicurezza idraulica legata alla gestione dei fiumi, per troppo tempo, è stata subita dalle popolazioni e mai è stata oggetto di confronto, è giunto, quindi, il momento di condividere le scelte dato che gli effetti delle alluvioni ricadono poi inevitabilmente su chi nel territorio risiede. Per questo motivo, chiediamo uno specifico incontro sui temi indicati nella missiva e garantendo, al contempo, il massimo impegno per affrontare i temi della gestione idraulica”, conclude la richiesta dell’organizzazione agricola.