Il ciclo Ascoltare Bellezza ospita un’altra importante presenza artistica contemporanea

Venerdì 23 settembre alle 18 nella sala Mosaico della biblioteca Classense, in via Baccarini 3, verrà inaugurata l’opera che celebra l’equinozio d’autunno nell’ambito della rassegna Ascoltare bellezza.

L’opera è un grande lavoro a matita dell’artista bolognese Giulia Dall’Olio, appositamente pensata per celebrare l’alternarsi delle stagioni ed entrare in dialogo con il prezioso elemento musivo del VI secolo d.C. della sala Mosaico.

Dopo gli ultimi interventi realizzati da Piero Pizzi Cannella, Nicola Verlato, Nicola Samorì; Massimo Pulini e Alessandro Pessoli, il ciclo Ascoltare Bellezza ospita un’altra importante presenza artistica contemporanea, protagonista di questo nuovo omaggio alla città ravennate che si rinnova dal 2018.

L’iniziativa è promossa dall’ assessorato alla Cultura del Comune; Istituzione Biblioteca Classense; MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna.

L’opera è visitabile dal 23 settembre al 3 dicembre. Gli orari di apertura vanno da martedì a sabato, dalle 9 alle 18 e il lunedì dalle 14 alle 18. Chiuso domenica e festivi.

L’ingresso è libero.

Info: informazioni@classense.ra.it, tel. 0544.482116  www.classense.ra.it

Giulia Dall’Olio (Bologna, 1983) si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna, città dove attualmente vive e lavora. La mancanza di una natura che si sta perdendo nel tempo a causa delle realtà globali, ha portato l’artista ad indagare con il disegno e la pittura il fenomeno dell’antropizzazione. L’attingere continuamente agli elementi naturali a seconda delle nostre esigenze ne ha determinato le conseguenze che tutti noi oggi conosciamo. Sulla base di questa evidenza, mentre l’uomo attraverso la cancellazione modifica il paesaggio per le sue necessità, l’artista cancellando crea una natura nuova. Osservando le opere dell’artista, si è portati a perdersi in questa fitta trama di segni che rimandano a selve o a dettagli di elementi naturali. Prendendo coscienza di ciò che è stato rimosso, l’opera si fa pretesto per attuare una riflessione con se stessi e ritrovare un equilibrio nuovo con la natura che ci circonda. L’artista espone in Italia, Cina, Germania e Stati Uniti. Vincitrice di numerosi premi, espone nella collezione permanente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma nel 2021 essendo tra le vincitrici della 16° edizione di Level0 ArtVerona, in collaborazione con Galleria Studio G7 e Traffic Gallery; mentre nel 2019 espone come finalista della XX edizione del Premio Cairo a Palazzo Reale a Milano. Tra le principali esposizioni si ricordano: Imbalance, Kunsthalle Mannheim, Germania, 2022, a cura di Mathias Listl e in collaborazione con Galerie Isabelle Lesmeister;  INEFFABLE WORLDS, Tang Contemporary Art, Hong Kong, Cina, curata da Michela Sena e Giuliana Benassi, 2021; CIAK COLLECTING, Palazzo Orti Manara, Verona, 2021, curata da Irene Sofia Comi; SELVA, Galerie Isabelle Lesmeister, Regensburg, 2020; Per ogni estatico istante, Giulia Dall’Olio – Paola De Pietri, Galleria Studio G7, Bologna, 2020, a cura di Irene Sofia Comi; 2020 Inventario Varoli della copia e dell’ombra, Palazzo Sforza, Cotignola, curata da Massimiliano Fabbri, 2020; The primacy of perception_ Un altro paesaggio, Chiesa di San Barnaba, Bondo, curata da Jessica Bianchera, 2020; Suspension, Massey Klein Gallery, New York, 2018; Biennale del Disegno di Rimini, 2018; Il Terzo Paesaggio, Museo di Palazzo Poggi, Bologna, 2016 e Cave Naturam, MAR, Ravenna, 2015, entrambe a cura di Leonardo Regano.

La sala del Mosaico

La grande sala al primo piano del complesso Classense conserva il mosaico pavimentale collocatovi alla fine dell’Ottocento, quando questo spazio faceva parte della Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti, allora situata in via Baccarini. Il mosaico si compone di tre pannelli con decorazioni differenti e fu rinvenuto nel 1875 nell’area di Classe, nelle vicinanze dalla Basilica di Sant’Apollinare. L’ipotesi più probabile, allo stato attuale degli studi, assegna il pavimento alla Basilica Beati Probi, grandioso edificio religioso dedicato ad uno dei primi vescovi di Ravenna. Dopo il ritrovamento, i mosaici vennero composti in questo ambiente tra il 1889 e il 1890 sotto la direzione di Gaetano Savini (1850-1917), pittore, decoratore e docente dell’Accademia di Belle Arti; nel corso del Novecento porzioni del pavimento furono restaurate e parzialmente ricomposte. Il mosaico, che la critica attribuisce a maestri di origine orientale, è considerato il più elegante mosaico pavimentale ritrovato in area ravennate.