Alberto Salietti, pittore ravennate
Alberto Salietti

L’esposizione sull’artista che fu punto di riferimento per i pittori romagnoli, soprattutto nel periodo tra le due guerre

Dal 2018 Palazzo Rasponi dalle Teste ospita periodicamente esposizioni pittoriche dedicate in particolare alla conoscenza di artisti del panorama artistico ravennate del Novecento, che hanno vantato una consistente notorietà non solo in ambito locale, ma sui quali è da tempo calato, purtroppo, l’oblio.

In questo caso, l’idea, è quella di un’esposizione pittorica dedicata alla figura di Alberto Salietti (Ravenna,1892 – Chiavari, 1961).

Come è noto, Salietti è considerato tra i protagonisti della vicenda figurativa italiana del primo ‘900 e degli anni centrali del secolo scorso. E come tale si intende riproporlo alla città che gli ha dato i natali ed alla quale il pittore è stato sempre profondamente legato.

Inoltre, pur avendo svolto la quasi totalità della sua carriera artistica in ambito milanese e ligure, Alberto Salietti è stato un punto di riferimento per i pittori romagnoli, soprattutto nel periodo intercorso tra le due guerre.

Un’indagine condotta sul territorio ravennate ha individuato l’esistenza di diverse ed inedite opere che possono offrire uno sguardo ed interessanti chiavi di lettura dell’intera esperienza artistica vissuta da Salietti per buona parte della vita in terra ligure, dove sono presenti numerosi dipinti di pertinenza pubblica – a cominciare dal Comune di Chiavari – nonché di proprietà degli eredi dell’artista e di diverse collezioni private, disponibili a collaborare a questa iniziativa.

Da una prima analisi della produzione pittorica dell’artista, è possibile individuare alcune semplici e primarie aree tematiche, riferimenti costanti nella sua ricerca :

Interni con figura

Questo tema si configura come uno dei più ricorrenti ed intensi della vicenda creativa dell’ artista. In particolare, l’immagine della moglie appare una costante nella sua produzione pittorica. Qui è possibile notare con risalto anche l’evoluzione ed i cambiamenti del suo stile pittorico, evidenziando interessanti particolari legati all’abbigliamento e al costume, ma anche per definire i caratteri e la personalità dei diversi personaggi raffigurati.

Paesaggi

Alberto Salietti rappresentò le caratteristiche paesaggistiche di diverse regioni italiane, come l’Emilia-Romagna e la Toscana; ma ovviamente, fondamentale nella sua ricerca fu l’amatissimo paesaggio ligure, con i suoi scorci naturalistici immersi in un dialogo tra mare e montagna

Nature morte

Assieme alle figure e ai paesaggi, l’attenzione dell’artista verso le “nature immobili” è uno dei principali punti di attenzione e, come nella miglior tradizione italiana del tempo, rappresentaanche oggetti della vita quotidiana, che divengono protagonisti dei suoi dipinti attraverso la solidità della riproduzione oggettiva.

A completamento del percorso espositivo, pensato nelle sei sale espositive di Palazzo Rasponi dalle Teste, nel cuore di Ravenna, è previsto un approfondimento dedicato ai “diari pittorici” oggi presenti nell’Archivio di “Società Economica Chiavari”; libretti nei quali, dal 1935 al 1960 l’artista raccolse le proprie impressioni di vita quotidiana e le proprie riflessioni artistiche.

La mostra, visibile dal 23 marzo al 12 maggio 2o24, è a cura di Claudio Castellini e Paolo Trioschi.

Promossa dal Comune di Ravenna-Assessorato alla Cultura e Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna in collaborazione con Comune di Chiavari-Assessorato alla Cultura, “Società Economica Chiavari “e Associazione culturale “Tecnica Mista”, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Cassa di Risparmio Ravenna, verrà inaugurata pubblicamente sabato 23 marzo alle ore 18. Ingresso libero.

Alberto Salietti (Ravenna, 1892 – Chiavari, 1961)

Nasce a Ravenna nel 1892, trasferitosi con la famiglia a Milano, frequenta l’Accademia di Brera fino al 1914. Nel 1920 espone alla Biennale di Venezia e nel 1922 a Milano con Oppi, Dudreville, Tosi e Malerba. Dopo la Biennale di Venezia del 1924 entra a fare parte del movimento “Novecento” di cui diventa segretario nel 1925. Nel 1926 espone alla “Prima mostra del Novecento italiano” e nel 1927 è tra i fondatori del “Gruppo dei sette pittori moderni” assieme a Funi, Sironi, Tosi, Carrà, Marussig e Bernasconi. È il momento di un generale “ritorno all’ordine”. Nel 1929 espone a Barcellona, nel 1937 a Parigi; poi alla II e III Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia del 1942 dove ottiene il Gran Premio per la pittura. Nel 1933 era stato nominato membro corrispondente della “Wiener Secession” e dal 1933 al 1936 fa parte del Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti di Roma. Nel 1941 si trasferisce definitivamente a Chiavari, frequentata fin dagli anni Venti. Tra le più importanti mostre postume si segnalano quella tenutasi alla Permanente di Milano nel 1964 e quella del 1972 a Chiavari. Come ritrattista e paesaggista, Salietti – paziente distillatore di influenze post-impressioniste, secessioniste e novecentiste – ha dato un originale contributo all’arte italiana tra le due guerre distinguendosi per una gioiosa e ottimistica adesione al reale, immune da intellettualismi, da ideologizzazioni e da eccessive forzature formali.