La pittura brisighellese protagonista: tre grandi mostre tra Bologna e Romagna

Un fitto calendario espositivo che celebra due protagonisti della pittura del secondo Novecento: Mattia Moreni e Velda Ponti

La scena artistica romagnola si prepara a un inizio d'anno straordinario, con un fitto calendario espositivo che celebra due protagonisti della pittura del secondo Novecento: Mattia Moreni e Velda Ponti. Un trittico di inaugurazioni che si snoda tra Bologna, Brisighella e Ravenna, portando alla ribalta un territorio ricco di fermenti creativi e di storie artistiche ancora in parte da scoprire.

Si parte giovedì 29 gennaio al MAMbo di Bologna, dove viene presentata "Mattia Moreni. L'antologica di Bologna, 1965", curata da Pasquale Fameli e Claudio Spadoni. La mostra riprende e reinterpreta la celebre esposizione curata da Francesco Arcangeli negli anni Sessanta, un capitolo fondamentale nella fortuna critica dell'artista. L'inaugurazione, nell'ambito di ART CITY Bologna 2026, rappresenta una delle tappe del monumentale progetto "Dalla formazione a L'ultimo sussulto prima della grande mutazione", finanziato con 75.000 euro dai fondi PNRR per i borghi e già approdato a Bagnacavallo, Forlì e Santa Sofia.

Il 31 gennaio è Brisighella a salire sul palcoscenico con "Trame di luce", la grande retrospettiva dedicata a Velda Ponti, ospitata al Museo Civico Ugonia e alla Galleria Dalmonte. Curata da Mauro Pipani, la mostra restituisce il percorso di un'artista dalla straordinaria autonomia espressiva, capace di dialogare con le avanguardie europee del dopoguerra mantenendo uno sguardo personale e radicato nel territorio romagnolo. Nata a Faenza nel 1934 e legata a Brisighella, Velda Ponti ha sviluppato una pittura dove luce, segno e colore si fondono in una ricerca lirica e istintiva.

Il 1° marzo si completa il trittico con l'apertura al MAR di Ravenna di "Mattia Moreni. La regressione della specie e gli umanoidi", a cura di Serena Simoni. Circa trenta grandi opere degli ultimi vent'anni di attività dell'artista raccontano la sua visione inquieta e profetica della modernità, tra geometrie indisciplinate e riflessioni sul destino dell'uomo contemporaneo.

Ma c'è di più. Una scoperta emersa nel dicembre 2025 dall'Archivio Velda Ponti ha rivelato una collaborazione creativa finora sconosciuta tra i due artisti: doppie firme nascoste sul retro di alcune tele attestano opere realizzate "a quattro mani", ora attribuite congiuntamente a Mattia Moreni & Velda Ponti. Una rivelazione che aggiunge un capitolo inedito alla storia dell'arte romagnola e conferisce ulteriore valore a questo straordinario calendario espositivo.