Primo appuntamento mercoledì 10

“La nostra memoria, il nostro futuro” è il titolo del cartellone di iniziative organizzate dal Comune di Solarolo e della sezione ANPI “Toni Teodosio” di Solarolo, in occasione del 68° anniversario della Liberazione. Il primo appuntamento è in programma mercoledì 10 aprile, anniversario dell’esplosione della Torre di Solarolo: dalle 7,30 fino a sera i cittadini sono invitati a deporre un fiore ai piedi della Torre, a ricordo dei solarolesi che caddero sotto i bombardamenti e sotto la Torre (evento in collaborazione con l’Associazione Vittime Civili di Guerra e l’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra); alle 19,20 in punto sarà asservato un minuto di raccoglimento in omaggio ai Caduti della Seconda Guerra Mondiale. Giovedì 11 aprile alle 19,30 verrà celebrata una Santa Messa nella Chiesa Arcipretale, sempre in ricordo dei Caduti di Solarolo; alle 21 presso l’Oratorio dell’Annunziata si svolgerà lo spettacolo finale del laboratorio teatrale diretto dall’Associazione O.T.E. “Resistenze”. Infine, domenica 14 aprile alle 10 da piazza Garibaldi partirà un corteo di autorità e cittadini che renderà omaggio ai Monumenti ai Caduti con fiori e corone.

 

Il 9 aprile 1945 la fitta scarica di bombe che attraversò la campagna di San Mauro e Castelnuovo per giungere fino al centro di Solarolo, era il sanguinoso preludio alla Liberazione da parte degli alleati. Il 10 aprile i polacchi conquistarono l’argine orientale del fiume, sullo sfondo dei bombardamenti aerei che ormai avevano sconvolto il paese: edifici distrutti, rifugi ritenuti saldi che cedettero di schianto alle esplosioni delle bombe sganciate. Nelle prime ore del pomeriggio, le truppe polacche si avvicinarono all’abitato, diminuendo l’intensità del tiro delle artiglierie e il bombardamento aereo. Alcuni civili, resisi conto della presenza alleata in prossimità del paese e confidando in un loro veloce ingresso a Solarolo, esposero sulla sommità della torre manfrediana un drappo bianco, forse per evitare ulteriori ed inutili bombardamenti. Si dice che questo gesto, notato dai pochi soldati nazisti rimasti, accelerò la distruzione della Torre. In realtà la prassi adottata dalle truppe tedesche in ritirata era quella di distruggere torri, campanili e qualsiasi altro punto di osservazione che potesse essere utile agli alleati. L’Arciprete Don Giuseppe Babini, resosi conto del pericolo incombente, corse al vicino comando tedesco per scongiurare la distruzione del campanile e della Torre, o almeno per ritardarla in modo da poter far scappare i civili che vi si erano rifugiati. Il campanile fu completamente evacuato prima della sua distruzione, ma la Torre Manfrediana venne minata provocandone il crollo che uccise 43 civili, in gran parte anziani ed ammalati. La mattina seguente, pur nell’euforia della liberazione, cominciarono gli scavi sotto le macerie e due soli corpi furono trovati vivi. A sera lo sgombero dei tedeschi finì. Mercoledi 11 aprile, data indimenticabile, segnò l’arrivo dei polacchi a Solarolo. Al mattino, circa alle 7, arrivarono le truppe alleate, che requisirono tutti i locali ancora abitabili, disinfettarono il Paese con un insetticida, distribuirono sigarette e cioccolata in abbondanza ed inoltre disposero il trasporto dei feriti nell’ospedale di Faenza. La gioia per l’incredula fine della guerra, almeno a Solarolo, non permise di dimenticare la disastrosa condizione del Paese: macerie dappertutto, feriti gravi e morti, un territorio devastato da granate, bombe e mine inesplose ancora nascoste.

«Si tratta di avvenimenti che non possono essere ignorati o tralasciati, perciò il Comune di Solarolo s’impegna nel ricordarli – dichiara il sindaco Fabio Anconelli – Per poter guardare avanti, è necessario non dimenticare il passato e sensibilizzare i nostri giovani nel ricordo di quanto accadde».