Minichini LpRa: “Ravenna sul modello di Cannes”

“La Chiesa di Sant’Agnese è un’icona di cultura cristiana, in un territorio, dove questa identità è matrice e madre né più né meno dell’acqua, affiancandosi a quella di pari dignità laica, liberale e risorgimentale, in un periodo di grande disorientamento di valori, in gran parte dovuto all’allontanamento da questa identità etica e da una visione laica e profonda dell’impegno sociale dei cristiani e dei liberali storici”, esordisce così in una nota stampa  Pasquale Minichini di Lista per Ravenna, che spiega: “Non è, quindi, solo un problema archeologico o urbanistico. Specialmente i Cristiani, da un certo punto di vista, sembrerebbero un po’ annacquati nonostante i tanti richiami di Papa Francesco. Non mi è parso si sia alzata alcuna voce forte su questo evento importante per la città, di rinnovare il culto di Sant’Agnese. Per chi come me che ha chiesto di scendere perlomeno ai 4,5 metri di scavo, sentir parlare di limitazioni è come chiedere a uno scienziato di fare una scoperta, ma solo a metà, o di seppellire i risultati perché mancano i fondi! Per non parlare poi di superficialità in generale, ma anche specifica, quando in termini culturali si vociferava di profondità: uno scavo da 1,5 metri, da 2,5, da 4,5. Fa piacere leggere che l’amministrazione comunale abbia ravvisato l’opportunità suggerita, ossia di scendere per lo meno fino a 4,5 metri di profondità – continua Minichini – di lasciare i reperti in piazza e di renderli visibili ai cittadini e turisti. A questo punto, perché non tagliare la testa al toro, non certo meno di quelli di via D’ Azeglio, non avrebbe senso, o abbiamo il primato di aver portato i tagli lineari anche nell’archeologia? Gli scavi di piazza Kennedy, a furor di popolo, non vanno limitati solo al francobollo di Sant’Agnese. Apriamo lo spaccato di vita del borgo antico del V secolo a tutta la piazza, dimensioniamo in modo più corposo gli scavi per stimolare l’immaginario dei visitatori e giustificarne la visita. Diamo spazio agli studi sulle origini dell’impianto urbano del IV, V, VI secolo, coinvolgendo nel lavoro di ricostruzione storica anche il volontariato guidato e i nostri studenti universitari. Questa forse è l’occasione di un ripensamento culturale e identitario dell’intellighenzia ravennate, in primo luogo, degli indirizzi farraginosi delle Istituzioni e delle fondazioni bancarie, della pianificazione urbanistica in termini compositivi nuovi anche delle piazze e del rilancio della città. Sul modello di città attrattiva come Cannes, si apra alla progettazione di piazze archeologiche in un centro urbano che è patrimonio storico artistico dell’umanità.

Speriamo che il ritrovamento della Chiesa sia anche l’occasione di una svolta per i candidati sindaci, in particolare i giovani, per una Ravenna Grande. Diversamente, si intravede solo il solito declino”.